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martedì 14 aprile 2015

post 144: quale dei tre?

La sconosciuta

Paura.
E’ questo la sensazione indelebile di quella notte.
Ne ricordo distintamente l’odore, un’ombra nel buio, pensare di non essere abbastanza coraggiosi da poterla affrontare considerando la possibilità di defilarsi anche vigliaccamente. Avere paura di un posto che conosci, delle situazioni che conosci, delle persone che conosci.
Il mondo è diventato questo o forse lo è sempre stato anche se l’idea di paura credevo appartenesse ad altri, ai deboli forse, invece no. Tutti l’abbiamo dentro. E facciamo qualsiasi cosa per provare a salvarci quando la riconosciamo.

Gli esistenti

Gli esistenti sono quelli che esistono semplicemente perché sono. All’improvviso appaiono, si lasciano notare solo quando vogliono farsi incontrare, amano starsene all'ombra rendendosi indefinibili. Il loro vivere è puro insieme di frangenti, mai vivono quello che non gli appartiene, sempre fuggono da ciò che li possa far risaltare. Sono semplicemente questo: al di fuori di ogni schema rituale tanto che, a chi capita di conoscerli nel profondo, il più delle volte provocano grande scompenso e irreversibile turbamento.
Per loro l’esistenza non è necessità.
Perché essenziale è solo il caso.

Carne

A volte bisognerebbe avere l’istinto del vero giocatore di poker che sa fermarsi sempre al momento giusto.
Almeno ispirarsi, anche se non si sa giocare a carte, perché non si conoscono le regole o mai le si sono imparate, nonostante i bassi istinti continuino ad incitare solo perché si sta vincendo una partita.
Alzarsi dal tavolo, quando è il momento, come liberarsi dal corpo per dare libero spazio all’anima.
Semplice.
Eppure non ce la facciamo.
Fuggiamo anzi rifuggiamo.
Mistifichiamo per giustificarci.
Perché siamo schiavi.
Della carne.
La nostra.
Che ci fa sensibili e suscettibili, avidi ed irresponsabili, subdoli e senza scrupoli, aridi, goduriosi. Sappiamo di non dover stare ad alcun tavolo per giocare tutto o poco, non per la paura di perdere, per non inquinare la natura con ciò che non le appartiene. Ma non lo facciamo perché il richiamo è irresistibile. “I denti della concupiscenza trafiggono con morsi dolci e soavi” e l’equilibrio è tale solo in un preciso attimo. Quasi indecifrabile, eppure bramiamo per la sua ricerca, pensando a quel puro brivido sensibile credendo che solo immaginandolo possiamo essere vivi.
Siamo in bilico, ce ne rendiamo conto, ma non facciamo niente per evitarlo. Abbiamo presunzione e sfrontatezza, esaltiamo il nulla riconoscendogli addirittura l’equilibrio, viviamo solo in fretta ciò che accade come fossero tutte occasioni irripetibili.
Perché abbiamo il terrore del domani.
Del dopo.
Del poi.
Riuscendo a godere solo di sensibilità epidermica continuando a rimandare quel pensiero.
Ma il domani arriverà.
Quel domani nel quale, invece, continueremo ad essere.


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