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mercoledì 30 aprile 2014

Silvia Lo Piglia


 
Maurilio incontrò Silvia ad una prima teatrale. Fu subito evidente l’interesse reciproco. Ma per motivi diversi.
Silvia Lo Piglia, attrice milanese ventiseienne con esperienza risicata in piccole compagnie oratoriali, era una bella donna, un po’ rifatta ma quel genere di rifatto che va abbastanza. Labbro a canotto, naso assottigliato con vaga desinenza francese della punta, zigomo e mento trapezoidali, tetta balconata tipo chalet, insomma, il tipico esempio di bellezza televisiva anni novanta/duemila. Silvia non era certo una brava attrice, ma questo non fu mai un problema: Maurilio, nella prima cosa che le produsse a teatro, la dotò di suggeritore fisso di quinta per ovviare al suo più grande limite. Dimenticarsi le battute. Ma non contenta di ciò, trattandosi di un vero talento naturale, riusciva a sbagliare anche su suggerimento. Ma oltre a questo la Lo Piglia, Silvia, era molto antipatica perché la voleva sempre vinta lei, ed in più era stupida da non riuscirci nemmeno a litigare. Impreparata, ignorante, sbagliava i congiuntivi, adorava gli avverbi, parlava per luoghi comuni, li usava come pillole di verità, ne aveva uno pronto per ogni occasione. 

Non ci sono più le mezze stagioni…senza una laurea non vai da nessuna parte…i gatti si affezionano più alla casa che al padrone…Sean Connery più invecchia più è diventa bello…Pippo Baudo è un grande professionista…è proprio vero che una volta ci si divertiva con poco…gli extracomunitari rubano il lavoro ai nostri figli…se un bell’uomo non ti guarda è frocio…a Capodanno l'importante è stare insieme, anche a casa di amici…fare il medico non deve essere un lavoro ma una missione…mi piace correre in macchina ma lo faccio soltanto quando sono solo…il pane di una volta aveva tutto un altro sapore…dove si fermano i camionisti si mangia bene…i capelli corti danno un senso di pulito…le ragazze grasse sono le più simpatiche…l'importante è essere belli dentro…i neri hanno il ritmo nel sangue…il parquet è bello ma troppo delicato…il cane lo vorrei, ma ci vuole il giardino…i figli maschi sono più attaccati alla madre…del maiale non si butta via niente…le nevicate di adesso non sono come quelle di una volta…il pianoforte è la base di tutto…d'estate nelle case antiche si sta più freschi…se hai le qualità prima o poi emergi…

Ecco, se hai le qualità prima o poi emergi, questa è la frase che preferiva usare di più. Forse Silvia sapeva quello che stava facendo. Diventando la donna ufficiale di Maurilio fu naturale divenire prima, una diva del teatro, poi del piccolo schermo ed infine, una star del cinema. Una volta raggiunti i suoi scopi scaricò Maurilio via sms per scappare con un fotografo cingalese bisessuale, consumatore smisurato di lasagne alla bolognese e, secondo i più informati, gran fumatore di crack.

martedì 29 aprile 2014

La scalata


 


Entrò nella tabaccheria sotto casa, prese un pacchetto di Marlboro Rosse morbide, le sigarette più buone del mondo, e la sua attenzione fu attratta da un biglietto della lotteria di capodanno. Primo premio: otto milioni di euro. Passò alcuni secondi impalato osservando quel tagliando che gli parve ricambiare la sua attenzione. Il commesso lo guardava interrogativo. Seguì uno scambio di espressioni che si conclusero con l’acquisto.
          Maurilio vinse il primo premio e la sua vita cambiò. Diventò imprenditore rilevando un’azienda di salumi insaccati: gli andò bene tant’è che il suo capitale iniziale nel giro di poco tempo si decuplicò. Letteralmente impazzì. Iniziò a sperperare denaro comprando tutto quello che gli passava per la mente; un giorno fu in grado di spendere quindicimila euro in sombreri e ventunomila settecento per una collezione di ocarine in terracotta. Non inferiore fu l’abuso cibo, alcool, droga, sesso. Si comprò una rete televisiva, iniziò a produrre teatro e cinema, poi una squadra di calcio ed infine decise di scendere in politica.

         Questo è il testo originale del comunicato letto a reti unificate la sera in cui Maurilio lanciò la sua campagna elettorale. 

Buonasera signore e signori, interrompiamo i programmi per un’importante notizia. Il noto industriale Maurilio Biasetti, leader mondiale nella produzione di carni suine ha annunciato, nel corso d’una affollata conferenza stampa tenutasi a Capri, a bordo del suo panfilo Ornella, la decisione di scendere in capo alle prossime elezioni politiche. Ha reso poi noto il suo programma di governo: uno stato libero dove nessuno dovrà più lavorare, niente più tasse o obblighi sociali, cibo e medicinali gratuiti consegnati a domicilio, legalizzazione di droghe e sesso mercenario, istituzionalizzazione di truffe e raggiri, libero arbitrio nel campo della violenza e della vendetta. Dopo un primo momento di sgomento, il candidato premier ha letto la lista dei suoi ministri scatenando ovazioni per i nuovi dicasteri relativi alla cultura di piante allucinogene e del sesso di gruppo. Gli scettici sono stati convinti dalla sua ferma volontà di rendere illegali le società sportive juventus, milan ed inter, con conseguente confisca dei loro trofei; a tutti i tifosi avversari è stato promesso un bonus di euro cinquemila in contanti o mezzo grammo di cocaina. La conferenza stampa s’è conclusa fra l’entusiasmo dei convenuti. Il candidato premier ora gira il paese organizzando rave gratuiti in ogni comune con più di mille abitanti. Per ora è tutto, la linea torna ai programmi della rete. Buonasera”.

 

lunedì 28 aprile 2014

Destino


 
Dopo tutte le disavventure vissute Maurilio decise di prendersi un periodo di riflessione. Iniziò a frequentare un blog amatoriale di filosofia credendo realmente a tutto ciò che leggeva. Entrò in una dimensione diversa: se non mentale almeno nelle abitudini. Infatti smise di bere e fumare. Stava chiuso ore nella sua camera davanti al computer leggendo i passi di quel blog, come fosse un testo sacro, per poi meditare in uno stato di trance quasi post-ipnotica. Ma tutto ciò era disturbato dal fratello gemello, Maurizio, che parallelamente era stato fulminato da un’altra passione non troppo concordante con quella del fratello: il rock. Passava infatti ore nella stanza attigua a provare soli con la sua chitarra sputando distorsioni Hendrixiane a volumi improbabili. Così, dopo giorni di sopportazione, Maurilio irruppe nella camera del fratello staccando la corrente del Marshall valvolare ammutolendo di colpo la chitarra.
E sentì in quell’istante d’assoluto silenzio la risposta a ciò che l’opprimeva. E la declamò. 

Il destino di ogni uomo è scritto. E tutti lo vorrebbero sapere, ma nessuno ci riesce. Io invece so come si fa…” 

S’interruppe ridacchiando come un invasato. Poi ripartì di slancio. 

Tutti nasciamo. Non ci sono dubbi su questo. Così come tutti dobbiamo morire. Ed anche qui non ci sono dubbi. Solitamente il periodo che intercorre tra i due eventi è il più interessante da osservare nonché da raccontare, la così definita vita, luogo in cui si nasconde il nostro destino…

Bella scoperta hai fatto…” interruppe Maurizio brandendo la chitarra muta.
…lo so…ma fammi finire…
…sei il solito idiota…
…per favore…”
…imbecille…”
…per favore…”
…deficiente…”
…e tu sei uno stron…
E basta…fatela finita!!!” cantò loro madre dalla camera accanto. 

Dopo un attimo di silenzio Maurilio riprese la sua orazione. 

Sordi e ciechi c’affanniamo nel caotico mondo che ci contiene perdendo la strada da seguire, un difficile percorso che però tempra a tal punto da renderci impermeabili ad ogni goccia di delusione spremuta da quel disperato agrume che è stata la lunga ricerca. Un frutto da spremere fino in fondo…e quell’agrume io, l’ho spremuto!…l’ho spremuto!…L’ho fatto e finalmente ho capito chi sono, da dove vengo, e cosa devo fare! L’ho capito e lo posso gridare al mondo! Io…io…sarò…un addetto alla manutenzione delle ruote dei carrelli del supermercato!!!

         Un attimo di pausa nel quale Maurilio s’incupì. Poi di colpo.

Però, c’è sempre un però in ogni ragionamento; e cioè, che le ruote dei suddetti carrelli sono di gomma piena, senza camera d’aria, quindi non si bucano mai. Perciò nella vita non farò niente, da mattina a sera. L’attesa della morte sarà permeata da un unico pensiero: che una stramaledettissima ruota di gomma piena si possa bucare. Ma il destino, della ruota, sta scritto nel suo stesso nome; piena, cioè, imbucabile. Il mio invece è inciso sulla buccia di quell’agrume che per anni ho spremuto e bevuto come un amaro calice sperando che prima o poi potesse essere anche dolce. Niente, invece. Il destino di ogni vita è scritto. Quando ho conosciuto il mio ho capito che tutti gli sforzi fatti per saperlo in anticipo sono stati una cazzata gigantesca. Attendo sereno la morte poiché credo che peggio di così non mi potrà andare. Almeno lo spero, perché, a volte il destino di un uomo è beffardo, ma spesso è molto bastardo”. 

          Prese tutti i fogli stampati dal blog filosofico, li raggruppò in una scatola, e li buttò dalla finestra. Afferrò la bottiglia di gin e se ne tracannò un sorso poderoso.
 

Uscì per comprare delle sigarette.

giovedì 24 aprile 2014

Il testimone



 

Passarono mesi dall’episodio cubano.
Madori ed il Burfo, nonostante la decisione con cui avessero negato l’accaduto, stavano insieme. Italia era sparita e nessuno aveva più sue notizie. Maurilio ricadde in una delle sue crisi depressive che venne aggravata da una telefonata inaspettata: la Burfa gli annunciava il suo matrimonio chiedendogli di farle da testimone. 

Un passo indietro. Qualche giorno prima.
Il Burfo era furibondo, non gli andava giù la storia del matrimonio, non gli piaceva l’uomo che la sorella avrebbe sposato e il figlio che già portava in grembo. Ma alla fine si rassegnò: quella mattina dovette uscire per andare alla ricerca di un regalo per l’evento. Girò ore senza trovare un’idea, arrabbiato e annoiato, doveva trovare qualcosa. Entrò da un antiquario e cominciò ad osservare alcuni pezzi. Non trovò nulla d’interessante. In realtà cose interessanti ce ne erano ma lui, tirchio di natura, non si decideva. Grugnì amaro indietreggiando. All’improvviso s’imbatté in un bellissimo vaso posto dentro un teca con vetro blindato. Pensò:

“Ci siamo!”

Chiese informazioni; si trattava di un vasetto cinese, ottava dinastia Ming, unico pezzo rimasto della collezione dell’Imperatore appartenuto a Napoleone, poi alla Regina d’Inghilterra, trafugato dai nazisti nel ’41 e ritrovato nel bunker del Führer, dal valore di oltre cinquantamila euro. Indietreggiò grugnendo amaramente. In parte erano sistemati altri vasi identici. Ma fuori dalla teca. Pensò:

“Ora ci siamo!”

Si fermò. Chiese informazioni; si trattava di copie del suddetto vaso Ming cinese ottava dinastia, unico pezzo rimasto della collezione dell’Imperatore appartenuto a Napoleone, poi alla Regina d’Inghilterra, trafugato dai nazisti nel ’41 e ritrovato nel bunker del Führer, del valore di circa quindicimila euro. Amaramente indietreggiò grugnendo.
Vide in fondo alla fila di vasi raccolti in un angolo un mucchietto di cocci. L’amaro grugnito indietreggiante si trasformò in sorridente basculamento gioioso. Chiese informazioni; si trattava di una copia caduta e andata in pezzi, in 128 per la precisione, del suddetto vaso cinese ottava dinastia Ming, unico pezzo rimasto della collezione dell’Imperatore appartenuto a Napoleone…ecc…ecc….valore di circa millecinquecento euro. Sorrise stoppando il suo basculare e con gioia disse:

“Prendo questo e poi lo faccio restaurare!”

In realtà nella sua perfida mente era scattato un piano. Far consegnare agli sposi il pacco, inscenare nel momento dell’apertura una drammatica messa in scena, fingere cioè che il vaso si fosse rotto nel tragitto causa urto accidentale.

Arrivò il giorno delle nozze.
Per tutta la cerimonia il Burfo restò sulle sue. Atteggiamento ombroso nonché misterioso. Era sicuramente nervoso pensando alla messa in scena che doveva produrre ma si sentiva sicuro e vincente. Si così arrivò all’apertura dei regali. Seduto in angolo il Burfo stava pronto alla scena madre: la sorella aprì il pacco estraendo uno strano involucro cartaceo che emetteva un tintinnio sordo. Sgomento sulle facce dei due sposi che non capirono. Il Burfo scattò: quello era il suo momento.
L’hanno rotto, l’hanno rotto!!!” gli astanti basiti “…un pezzo unico...ottava dinastia Ming appartenuto a Napoleone, poi alla Regina d’Inghilterra, trafugato dai nazisti nel ’41 e ritrovato nel bunker del Führer…” ci fu un oooohhh di sgomento poi esagerando “…Eva Braun ci teneva la sua marijuana migliore…”. Capendo di avere ormai strada libera rincarò ulteriormente la dose “…qui qualcuno pagherà…fino in Inghilterra sono andato per trovarlo…ho aspettato due anni per averlo…un pezzo raro, da collezione!
La sposa sorrideva affranta, lo sposo imbarazzato diceva di non preoccuparsi, mentre il Burfo proseguiva nella sceneggiata. Ma tutto si fermò nell’istante in cui venne aperto l’involucro cartaceo che conteneva a sua volta altri involucri cartacei. In sostanza, i 128 pezzi erano stati confezionati, uno ad uno.

“Mamma…come è possibile impacchettare ogni pezzo rotto di un vaso prima che si sia rotto?” disse un bimbo dal fondo nel silenzio. 

Nessuno seppe dare risposta.
Il Burfo restò pietrificato. Maurilio cadde a terrà sbellicandosi dalle risate: e mentre tutti lo guardavano contorcersi vomitò addosso ad alcuni parenti tutto il vino che aveva ingurgitato al rinfresco. Madori gli si avvicinò apostrofandolo volgarmente, chiamò a se il Burfo ancora cianotico in viso, e si allontanò sotto il peso degli sguardi accusatori dei presenti.

mercoledì 23 aprile 2014

Si scoprono le carte


 
Dopo il primo incontro, nato dalla curiosità dell’amica, ne susseguirono fra le due coppie sempre di più frequenti. A Maurilio non dispiaceva soprattutto per il fatto che poteva stare con Italia verso la quale nutriva un interesse mai sopito. E pure Madori ed il Burfo dimostravano una reciproca simpatia: per questo i quattro così diventarono una doppia coppia con uscite fisse nei fine settimana. Il Burfo, in realtà, sembrava un’altra persona: gentile, pronto al dialogo, generoso. Italia era felice di quel cambiamento avvenuto, secondo lei, dopo la loro separazione a seguito della storia con Onan il guardone. Anche Maurilio sembrava più sereno: stava bene con Madori, se non altro per le generose dosi di sesso delle quali la sua quotidianità ora era piena, e le grigie nubi che spesso occupavano la sua mente si erano dissolte.
Arrivò l’estate: i quattro decisero di fare insieme una vacanza. Madori organizzò tutto. Quindi giorni da sogno sulla spettacolare isola di Cayo Largo a Cuba. Arrivò il momento della partenza ma l’organizzazione di Madori fino a quel momento perfetta, iniziò a fare acqua, per un tragico errore venne scambiato l’orario della partenza. Le nove della sera per le nove della mattina. Così si scatenò una drammatica rincorsa fino all’aeroporto dove però il gruppo giunse troppo tardi. Miracolosamente riuscirono a trovare due posti su di un volo successivo ed altri due per il giorno successivo. La situazione si risolse così: Madori ed il Burfo partirono per primi visto che le prenotazioni erano a loro intestate. Maurilio e Italia li avrebbero raggiunti il giorno successivo.
E così fu: Maurilio ed Italia si presentarono il giorno dopo in orario all’imbarco, poi decollo, volo, ed atterraggio. Tutto in perfetto. Forse troppo perfetto visto che, appena giunti in albergo, sorpresero Madori ed il Burfo nudi a letto avvinghiati in una postura post-copulativa inequivocabile. I due allettati negarono ogni addebito ma questo non convinse i due scopritori, e soprattutto, la loro buona fede.
Scoppiò il pandemonio.
Urla, graffi e pugni.
Le due donne si presero a cucinate insultandosi mentre il Burfo, svegliatosi di soprassalto non riuscì altro che a scatenare la sua naturale vena violenta colpendo Maurilio con un diretto destro in piena faccia e facendolo stramazzare al suolo. Quel tutti contro tutti finì sedato dalla polizia chiamata dal direttore dell’albergo che, dopo averli costretti a risarcire i danni procurati, li fece scortare fino all’uscita. I quattro, senza albergo, ripiegarono verso l’aeroporto dove attesero in un silenzio assoluto, il primo volo utile per tornare in Italia. E sì, perché la polizia cubana non è certo tenera. Furono piantonati nella sala d’attesa da due guardie armate che non li persero di vista per tutto il tempo necessario a farli ripartire.
Solo sguardi di fuoco, nessuno però osò fiatare, le coppie della partenza si erano dissolte. Fu un triste e lungo volo di ritorno.
Ma non per tutti.

martedì 22 aprile 2014

Madori


 
Maurilio era incapace di uscire da quella situazione che l’opprimeva, giorno dopo giorno, sempre di più. Ogni telefonata o incontro con Italia, così ricco di particolari sempre più accurati sulle sue vicende sessuali, peggiorava esponenzialmente il suo umore. Non riusciva a togliersi quella donna dalla testa e quando gli capitava di avere a che fare con un possibile nuovo incontro femminile lo disdegnava oppure, se non era possibile, assumeva un atteggiamento scorbutico da rendersi insopportabilmente odioso anche ad una persona con attitudini umanitarie degne di Madre Teresa di Calcutta.
Un giorno poi incontrò Madori.
Figlia di un diplomatico giapponese viveva in Italia da anni con la sorella gemella Midori, scenografa di successo. Bella, ricchissima, viziata. Era per la maggior parte delle persone insopportabile soprattutto quando si fissava su una cosa o su una persona. Così come fece con Maurilio. Si incontrarono alla festa di compleanno di Venanzio Potenza dove Maurilio era stato trascinato controvoglia. E lì la giapponesina decise che lo voleva avere. E se lo prese. Iniziò una relazione abbastanza seria. E Maurilio ne fu coinvolto non tanto per il sentimento che in una relazione si dovrebbe provare, bensì, per la voracità sessuale della ragazza. Madori gli imponeva tour de force che duravano interi week end nei quali Maurilio non riusciva letteralmente a scendere dal letto. Grazie a quell’incontro e al successivo rapporto nella mente di Maurilio tutti i pensieri densi dei mesi precedenti si diluirono annacquandosi. Le telefonate confidenziali con Italia si trasformarono da un accurato monologo ad un dialogo farcito di reciproci aneddoti sempre più carichi di dettagli: in breve fra i due si creò una specie di competizione su chi la faceva e poi raccontava più grossa. Finché Italia, curiosa come una scimmia, propose a Maurilio di fargli conoscere quella ragazza: e così fu.

sabato 19 aprile 2014

Domani è Pasqua


 
Tanti auguri e sereni momenti a tutti i miei lettori. 

Regalare o ricevere qualcosa in questi giorni di festa fa piacere. Da un amico, ad un figlio, da chi tieni di più, anche a se stessi.
Donare o ricevere un libro è una bella cosa.
Con l’e-book è ancora più facile perché bastano due click e tutto è fatto. 

Voglio ricordare che i miei libri in formato e-book, Borderline – Orso – AD8 - si possono acquistare scaricandoli dai principali ebook stores come:

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ed ancora su Il Fatto Quotidiano, Nokia Reading, KoboBooks, IBS, Net-Ebook, Nook Store, Cubolibri, Book Republic, Ebookizzati, Libreria Universitaria, DEAStore, Webster, Unilibro Libreria Universitaria, MrEbook, Ebook.it, Librisalus.it, Libreria Fantasy, The First Club, Omnia Buk, Il Giardino Dei Libri, 9am, Cento Autori, Edizioni Il Punto D’Incontro, Excalibooks, Hoepli, San Paolo Store, Libreria Fai da Te, Libramente, Ebook Gratis, EC Store, Feedbooks, L’Unità.


Il prezzo di Borderline ed Orso è di 2,99€ mentre AD8, legato ad una raccolta fondi per i Bambini di Natal (Brasile) in collaborazione con l’Associazione “Il Mantello”, è in vendita al prezzo di 3,99€.


Borderline
A metà fra novelle e racconti. Episodi di vita quotidiana ricchi d’umori, ambizioni, drammi, paradossi, violenza, sensualità e sessualità, visti attraverso l’occhio di chi li riporta con lo stile rapido e sorprendente del quotidiano, quasi fossero metafore del nostro tempo.
Tempo, troppo spesso immediato e spesso implacabile, così avaro da concedere raramente adeguate pause di riflessione.
Orso
Scrivere è un gioco appassionante. Apparentemente irreale, o funzionale ad uno scopo, in realtà diretto e concreto se fatto in modo vero e sincero.
In questa storia si parla di molte cose: solitudine e felicità, di malattia, dolore e morte, di sessualità e desideri, in fondo di voglia di vivere. Persone anziane quasi giunte al capolinea, persone giovani che sperperano il loro tempo e le loro energie cercando di raggiungere obiettivi che non sanno, loro stessi, definire.
Ed infine Orso.
Una sorta di sparti acque tra la moderna società, indaffarata ed impegnata a correre sempre più veloce schiava di mode e consuetudini che non comprende ma subisce, e chi ha deciso di cercare i confini che delimitino la strada da seguire: quella dell’onestà, della sensibilità, di verità e bellezza.
AD8
"Essere genitori è un’esperienza assoluta non adatta a tutti.
Essere genitori adottivi è un’esperienza assoluta destinata a pochi.
Un bambino adottato è come un tossico senza colpe o volontà d’essersi trovato in quel tunnel e dal quale ha poche possibilità d’uscire".
Parole dirompenti sono le prime del testo di Paolo Lanzillotto. Questo libro è una narrazione consapevole vera, priva di emozioni languide e consuete, colma di realtà.

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venerdì 18 aprile 2014

Manette



 

Il Burfo tornò in ginocchio da Italia implorante. Ammise di avere sbagliato, d’essersi fatto prendere dalla situazione, la verità è che senza di lei non poteva vivere. Era un uomo solo, affranto, finito. Con l’aria d’un mocio vileda sfilacciato pronunciò con l’ultimo filo di voce rimasto “…perdonami…”. Poi il silenzio.
Quella imprevedibile affermazione sorprese Italia tanto che decise di dare un’ultima possibilità a quell’uomo così prostrato. Ma dettò le sue condizioni: lo voleva diverso, meno violento, meno imprevedibile, più aperto a variabili e in qualunque campo. Burfo, disposto a tutto, accettò anche se faticò per reprimere quel mostro che gli covava dentro. Italia aveva sempre l’alternativa vincente nei momenti in cui perdeva la pazienza con quell’energumeno: una telefonata ad Onan il guardone bastava a ritrovare il sorriso con solo qualche ora di acrobazie.
Il percorso di redenzione, fra alti e bassi, proseguì. Il lavoro duro riguardò l’abolire ogni forma di violenza, fisica e verbale. In più Italia tentò di aprire il limitato cervello del Burfo introducendo nel loro mènage qualche gioco appreso da Onan. Una sera lo volle mettere alla prova. Pensò di utilizzare qualche oggetto e partì dalle manette.
Chiese così a Maurilio di procurargliene un paio. Lui totalmente succube le propose di usare le sue che, in realtà, non aveva. L’aveva sparata tentando goffamente di fare colpo sulla donna che rispose con un asettico “ah ok, portamele…”.
Maurilio era in un guaio. Aveva mezz’ora per reperire un paio di manette. Pensò a dove trovarle, da chi farsele prestare o dove comprarle, forse su uno di quei siti che vendono per corrispondenza oggetti per la coppia moderna. Ma non aveva tempo. Si decise ed uscì. Meta: un negozio specializzato nella vendita di oggetti militari, armi, elmi, armature, mimetiche, coltelli. Pensò in rapida successione, prima che il giovane commesso s’avvicinasse, se lì potessero avere delle manette e quanto potessero costare e quanto…
“Desidera?”
“Un paio di manette…” e prima che il ragazzetto potesse replicare aggiunse “…servono a mio nipote per il suo costume di carnevale…” sperando d’evitare qualsiasi commento ulteriore.
Tre secondi di silenzio nei quali lo guardò con aria furba.
“Si, si, certo…” disse sogghignando. Poi aprì un cassetto da sotto il banco e tirò fuori un pacchetto.
“Queste sicuramente andranno bene. Originali americane, S.F.P.D., Polizia di San Francisco, le migliori, in acciaio, perfette per ogni situazione da rendere indimenticabile…centoventisei euro…” Maurilio deglutì ma il commesso, privo di scrupoli, chiuse con un “…e sono le uniche che abbiamo” che non gli diede scampo.
Maurilio pagò ed uscì a testa bassa.
Prese l’auto e si diresse verso l’appuntamento con Italia. Nella sua testa immagini confuse lo confondevano: Italia che chiedeva le manette, il giovane e bastardo commesso, i centoventisei euro, ma soprattutto il Burfo che le avrebbe usate. Si fermò ad un semaforo. In un istante afferrò i due bracciali metallici e se li strinse ai polsi. Un sorriso compiaciuto gli si disegnò in volto, come se per quella volta, avesse vinto lui contro il Burfo. Il semaforo diventò verde: Maurilio, preso dal panico, tentò di liberarsi ma vanamente. Dietro una fila di automobilisti gli ruggì contro. Ingranò a stento la prima e partì saltellando come un canguro. Guidò assumendo posizioni innaturali che gli fecero rischiare un paio di tamponamenti. In più il telefonino squillava, era Italia, non riuscì a rispondere. Voleva arrivare in tempo per evitare una figuraccia, afferrò la scatola delle manette, riuscì ad estrarre le chiavi. Guidava con le chiavi in bocca tentando di centrare il buco della piccola serratura; il telefono ri-squillò. Attimi degni di Henri Hudini, con un colpo d’orgoglio riuscì a far scattare il meccanismo liberandosi da quegli angusti bracciali, un attimo di sollievo che però finì contro il muro che urtò per la disattenzione inevitabile con l’auto. Nemmeno si fermò. Ripartì sgommando con tutto il davanti dell’auto piuttosto stropicciato.
Italia lo aspettava sotto casa, lo vide arrivare, osservò la macchina grattugiata ma non chiese niente. Maurilio, con aria sicura, abbassò il finestrino e porse con sorriso sicuro l’oggetto. Lei lo ringraziò e se ne andò via di corsa dicendogli che poi gli avrebbe telefonato per i dettagli.
Appena sparì dalla sua vista Maurilio scoppiò in pianto disperato.

giovedì 17 aprile 2014

Onan il guardone


 
Il vero nome di Onan il guardone nessuno l’ha mai saputo.
L’unica cosa certa è la storia legata al suo nome.
Questa vicenda, tramandata oralmente di bar in bar, narra di un uomo venuto da non si sa dove ma che, con la sua personalità, è stato in grado di ritagliarsi uno spazio di rilevo nel mondo delle coppiette appartate, degli esibizionisti e scambisti, nonché di tutte le generazioni di giovani maschi colpiti da sindróme da imbastonamento che da sempre hanno guardato a lui come ad un guru da cui trarre verità ed ispirazione. E si, perché oltre ad essere estremo nel suo modo di procede, tanto da far pensare che il più delle volte avesse dovuto ricorrere a rocambolesche fughe per portare la pelle sana e salva a casa, la leggenda di Onan il guardone citava molteplici episodi finiti per lui positivamente, anzi, spesso molto più che positivamente. Alcuni invidiosi raccontavano invece altri episodi della sua vita –tra l’altro mai provati- lo raccontavano come un fuggitivo, con tre figli a carico, alcuni lo davano come certo bisessuale, altri un ex capellone, chi lo raccontava come tossicodipendente, chi un fuoriuscito dalla beat-generation, chi lo raccontava come trasversalmente coinvolto nell’arte visiva floreale progressista.
Tante voci.
La verità, si sa, può essere ovunque. L’unica cosa certa era ed è la sua teoria che si basa, sostanzialmente, sull’equilibrio tra desiderio e concretizzazione sessuale. Nel dettaglio.
 
Prima fase: l’andata, dai tredici ai sedici anni.
I giovani di quella fascia lo consideravano il Profeta della mano foresta. Nei momenti bui dell’adolescenza dove il giusto equilibrio tra desiderio e concretizzazione è sbilanciato a favore del primo aspetto, Onan teorizzò la cosiddetta Mano foresta. Ovvero una pratica masturbatoria dove la presenza di un secondo individuo veniva soppressa a favore della mera tecnica esecutiva consistente nel sedersi per circa una quindicina di minuti sopra la propria mano destra fino a quando si percepiva l’informicolamento dell’arto e, dopo essersi velocemente calati calzoni ed intimo, procedere ad una naturale e consueta pratica onanista. L’effetto era garantito: la mano così intorpidita dalla posizione appariva ai più quella di un’altra persona da lì il nome foresta –forestiera- con evidente godimento amplificato. Alcuni sostenevano che lo stesso Onan il guardone avesse pure divulgato varianti della stessa introducendo la Mano foresta con guanto in pelle ed anche la Mano foresta con unghia finta laccata.

Seconda fase: l’arrivo, tra i diciassette e i quarant’anni.
Periodo nel quale, si presume, il famoso rapporto di equilibrio succitato si sposta verso la concretizzazione. Ma qui subentra l’insoddisfazione di come, pur praticando, lo si fa con compagne inadeguate che il più delle volte non sanno dare l’auspicato godimento. Onan, anzi la sua leggenda, narrava dell’importanza di tre elementi che, se non rispettati, potevano minare le fondamenta della coppia stessa.
Ovvero, il bacio.
Ognuno con il proprio stile. Chi piano con metodo, chi a punta ficcante, chi a turbina vorticosa. Tutti sono accettati tranne il desueto metodo della lingua del dentista, ovvero il frugare nella bocca altrui come se si fosse alla ricerca di microscopiche carie fra capsule e vecchie otturazioni. Fondamentale è la passione con cui si procede: poco conosciuto, perciò da molti snobbato, è il bacio con una sinistro giro naturale. Ovvero colui che utilizza naturalmente una rotazione antioraria della lingua caratteristica istintiva che, secondo Onan, meriterebbe studi scientifici appropriati.
La pratica orale nel rapporto di coppia.
Nella duplice veste di dialogo e rapporto sessuale. Era, per lui, l’atto fondamentale attorno al quale ruotava tutto il mondo di una coppia. Onan metaforizzava la duplice valenza dell’oralità come al biglietto da visita mostrato da parte di chi si presenta, chiaro e leggibile. Oppure ad una salda stretta di mano, ad un vino bianco ben fresco, al colletto perfettamente stirato d’una camicia, al centravanti che corre palla al piede verso la porta avversaria, in sostanza, concludeva teorizzando che “…oralità è gioia di vivere”.
Infine il rapporto sessuale vero e proprio.
A parte l’atto stesso, che deve essere ritmato e possente ma altrettanto dolce e suadente, è essenziale una disponibilità mentale capace di far superare istintive barriere d’imbarazzo o di convenienza nonché consuetudine. Onan predicava perciò l’importanza del turpiloquio, del sesso di gruppo almeno tre volte al mese, dell’utilizzo di posizioni quali la Piovra di Giava, della Matrioska ucraina o Zabov, la mossa dell’Arancia meccanica –tutte escluse dai canonici manuali del sesso- che consentono a donne dotate di padronanza corporea fuori dal comune l’agire in contemporanea con lingua, mani e piedi su tutte le zone più sensibili del maschio sottoposto facendogli raggiungere, in breve, vette altissime di piacere. E, le più dotate, riuscendo a stimolarsi comprimendosi ritmicamente con le cosce fino a raggiungere devastanti orgasmi simultanei a quelli del compagno.
Terza fase: il ritorno, dopo i sessant’anni.
Ovvero quando le prime due non bastavano più e si doveva ricorrere all’uso simultaneo dei sensi vista e tatto. L’unico modo di godere, secondo Onan, era osservare qualcosa di eccitante unendolo all’attività masturbatoria. 

Quando Onan incontrò Italia era ampiamente entrato in quella terza fase anche se lo sguardo della ragazza lo fece più volte vacillare rispetto alle sue consapevolezze. Alla fine trovò ulteriore equilibrio facendogli allargare il discorso delle tre fasi ad un nuovo composto da quattro, derogando, anche se ritenendo quella nuova materia di studio non ancora degna di essere inserita nella teoria consolidata.
Così portò avanti con Italia una relazione fondata su incontri occasionali a base di sesso estremo, in pratica, tutto il tempo che gli fu necessario per riuscire a teorizzare quell’ultima parte mancante ed allegarla al suo già ben nutrito volume come allegato essenziale.

mercoledì 16 aprile 2014

La strana coppia


 
Maurilio, dopo molti squilli, alzò la cornetta con notevole fastidio e rispose. Appena sentita la voce di Italia si destò cancellando in un istante il torpore che l’aveva inghiottito. Erano settimane che non si sentivano: il suo cuore batteva agitato anche se presagiva brutte notizie. Infatti erano ormai diventate consuetudine le confidenze di Italia riguardanti i suoi problemi e, soprattutto, le sue relazioni sentimentali. Maurilio sapeva che quando passava tempo senza vedersi o sentirsi significava che la sua bramata stava all’inizio o alla fine di una nuova storia, ma quella volta fu un colpo inaspettato e più duro del solito. Italia aveva iniziato una relazione con il Burfo.
Si diceva attratta da quel ragazzo anche se lo trovava spesso strano nei modi e negli atteggiamenti che sfociavano regolarmente in discussioni interminabili. E poi, come Maurilio ben sapeva, il Burfo continuava ad essere manesco. Non contro di lei ma contro chiunque lo infastidisse. Lei stufa di quella routine anche se estasiata dalla voracità e potenza sessuale alla quale era sottoposta da quell’uomo.
Più volte alla giornata.
Maurilio deglutì nervoso.
Avrebbe fatto qualunque cose per separarli ma già come era capitato nella sua relazione anni prima con Annalisa, la sorella del Burfo, preferì vigliaccamente tacere onde evitare drammatici epiloghi. E ascoltò in silenzio le confidenze.
Italia raccontò un episodio accaduto qualche sera prima mentre si trovava in macchina con il Burfo in un luogo appartato. Lui si eccitava come un bufalo solo in certe situazioni, tendenzialmente all’aperto, esposte e poco confortevoli. Stavano da qualche minuto avvinghiati nelle inevitabili fasi di petting. Poi passarono ad un petting avanzato ed infine, dopo essersi totalmente denudati, erano pronti a prodigarsi in qualcosa di concreto e complessivamente più gratificante. Praticamente. Il Burfo le stava dietro ansimando come un coleottero in calore mentre lei, carponi e con il viso rivolto all’anteriore dell’auto, s’attaccava ora al volante ora al cambio ora al retrovisore ora dove le capitava, per resistere a quell’irruenza selvaggia e goderne al massimo. 

“Mi piaceva tanto…” disse con un filo ancora di un’estasi non ancora conclusa, Maurilio sbuffò nervoso come un toro nell’arena, restò silente per ascoltare il seguito anche se non avrebbe voluto saperlo. 

Italia proseguì serenamente specificando con dettagli sempre più infinitesimali tutti gli istanti della monta. Ma prossimi all’acme vennero gelati però dall’urlo di piacere emesso da un sconosciuto che, completamente nudo e sdraiato sul cofano dell’auto era arrivato, poco prima della coppia, all’apice del suo godimento provocatogli da quello spettacolo condito da un’efficace e consolidata dose di autoerotismo. Inevitabile lo sconcerto dei due amanti e contemporaneamente del nudo onanista oramai venuto allo scoperto.
Diverse furono le reazioni dei tre.
Il Burfo, ancora in stato di pre-orgasmico ma subito lucido, accese l’auto e partì mentre con la mano tentava di completare il suo godimento. Il nudo onanista cadde perché l’auto si arrestò subito e improvvisamente -Burfo infatti non riuscì in quel concitato momento a gestire bene la manovra frizione-accelleratore facendo spegnere, dopo un sobbalzo, l’auto-. Onan il guardone si rialzò, sbirciò dentro al finestrino e dopo aver fatto l’occhiolino ad Italia che ancora giaceva nella posizione sopraccitata in preda ad un quasi orgasmo amplificato dall’essere guardata in quella posa sconcia, si dileguò nel buio della notte. Il Burfo in totale balia ora degli eventi urlò: 

“Ora t’ammazzo!!!” 

Riaccese l’auto e partì sgommando ma la sua corsa finì dopo qualche metro in un fossato che si sviluppava parallelo alla strada. Italia, spaventata ma intimamente eccitata dalla reazione di Onan il guardone, pensò di finire da sola mentre il Burfo a quella vista iniziò ad imprecare anche contro di lei. Ma lei l’ignorò e finì quello che ormai aveva iniziato.
Il giorno successivo Italia troncò la relazione. L’imprevisto epilogo fece esultare intimamente Maurilio ma dopo pochi istanti un colpo più duro lo mise definitivamente al tappeto facendogli rigettare succhi gastrici verdi d’ira. Italia ammise di essersi messa con Onan il guardone, attratta da quella sua istintiva sfrontatezza, si dichiarò profondamente ed intimamente presa.
Quella telefonata finì con Maurilio esanime al suolo con un filo di bava fuoriuscente dalle labbra. Italia, invece, ulteriormente eccitata dal pensiero di quell’uomo così unico riattaccò preda di un nuovo fremito di passione.

martedì 15 aprile 2014

Italia


 
 Maurilio conosceva Italia fin da bambino. Avevano pochi mesi di differenza ma fin da piccoli furono inseparabili e poi, dal momento in cui Maurilio cominciò a sentire i primi segnali della pubertà, separati visto che Italia non era certo quello che si può definire una bellezza da copertina. Spalle strette, fianco importante, anteriormente piatta come una tavola da surf, acne aggressiva, apparecchio per i denti e violenta miopia che l’obbligava a calzare spessi occhiali. Lei era però follemente innamorata di Maurilio nonostante questi la considerasse solo un’amica.
Italia compì sedici anni: quel compleanno fu il più brutto della sua vita. Figlia di un ufficiale dall’aeronautica con evidenti nostalgie monarchiche, dovette seguire la famiglia quando il padre fu trasferito in un’altra città, fu costretta a troncare tutti i rapporti d’amicizia e, soprattutto, rinunciare a Maurilio. Il loro fu un addio, o meglio, un arrivederci da tragedia greca. Infatti era certa che prima o poi sarebbe tornata a prendersi l’uomo che amava. Quel pensiero le rese meno duro il distacco anche se pianse amare lacrime il giorno, per lei funesto, del distacco.
Tre anni dopo tornò e la prima persona che volle incontrare fu il suo Maurilio. In quel lungo periodo di lontananza molte cose cambiarono: non tanto in Maurilio che vagava come un dannato vittima della cronica sindrome da imbastonamento, ma soprattutto in lei. Si era trasformata da brutto anatroccolo a splendido cigno tanto che Maurilio stentò a riconoscerla restandone folgorato. Il loro rapporto si ribaltò: lui divenne un cagnolino da guardia scodinzolante che la serviva ossequioso quasi fino alla noia. Italia, nonostante fosse lusingata, non accettò quel cambio d’atteggiamento e non si fidò per lungo tempo anche se dentro di lei il cuore batteva sempre e solo per lui. Restarono amici e confidenti e forse questo li portò a conoscersi meglio tanto da diventare veramente inseparabili. Ma quello fu pure il limite oltre al quale non vollero o riuscirono a spingersi finché, tempo dopo, il destino decise per loro.

lunedì 14 aprile 2014

Quando tutto sembra inutile


 

 

Maurilio chiuse l’album delle foto. Era ormai tarda notte. S’addormentò. Il mattino successivo la depressione era ancora forte; non riusciva ad alzarsi dal letto, non gli andava di fare nulla. Erano due giorni che quella sensazione lo invadeva, si sentiva malato, una sofferenza interiore che lenta implacabilmente avanzava. In quei momenti la strada che portava al bagno gli pareva talmente in salita nonché ricoperta da una patina scivolosa da rendere inutile ogni sforzo per arrivarci.
Non ne aveva proprio voglia.
Pensò.
“Perché qualcuno non s’inventa un sistema per farla direttamente dal letto…fantastica idea…bisognerebbe brevettarla una cosa del genere, ma poi dovrei alzarmi per aprire la finestra…”
Quel mattino lo stress era oltre il livello di guardia. Maurilio si sentì logorato in modo irreversibile. Era bloccato a letto immobile, per rompere quello che gli sembrò un malefico incantesimo, in un istante decise. Di farla nel letto, tanto per assecondare un istinto, a natura non si comanda. Sentì distintamente che avrebbe vinto l’oppressione che lo schiacciava.
Si trovò letteralmente sommerso nel suo nido, la culla profanata, l’intimità invasa come se fossero entrati in lui violentemente, ed all’improvviso la voglia tornò di colpo, inaspettata. Come se la vita gli avesse schiacciato un occhio, dandogli un segnale e dicendogli di non mollare. Maurilio sentì distintamente di dover ricambiare quella fiducia.
Concluse fra se.
“E’ proprio vero che la merda non è poi così brutta come spesso la si vuole dipingere”.
Si alzò e scrisse quel pensiero con un pennarello indelebile sulla parete del soggiorno, perenne monito a ricordare, tributo a quelli che non vogliono mollare.

Proprio in quell’istante squillò il telefono: era Italia.

domenica 13 aprile 2014

Paulolanz.blogspot.it


  

 

Questo blog partito il 2 febbraio 2014 con l’ambizioso obiettivo di pubblicare giornalmente post inediti di narrativa, poesia, riflessioni, storie, arriva oggi al settantesimo post. Ringrazio tutti i lettori per il loro apprezzamento sperando che continuino a seguirmi, invito a suggere il ad un amico condividendolo, vorrei allargare la platea sperando di esserne sempre all’altezza.

Voglio ricordare alcune informazioni che spesso mi vengono richieste: i miei libri, in formato e-book, si possono acquistare scaricandoli dai principali ebook stores (Amazon Kindle Store, Apple IBook Store, KoboBooks, Ultima Books, Nook Store, IBS, Nokia Reading, La Feltrinelli, Libreria Rizzoli, Net-Ebook, Cubolibri, Book Republic, Ebookizzati, Libreria Universitaria, DEAStore, Webster, Unilibro Libreria Universitaria, MrEbook, Ebook.it, Librisalus.it, Libreria Fantasy, The First Club, Omnia Buk, Il Giardino Dei Libri, 9am, Cento Autori, Edizioni Il Punto D’Incontro, Excalibooks, Hoepli, San Paolo Store, Libreria Fai da Te, Libramente, Ebook Gratis, EC Store, Feedbooks, L’Unità, Il Fatto Quotidiano).

Il prezzo di Borderline ed Orso è di 2,99€ mentre AD8, legato ad una raccolta fondi per i Bambini di Natal (Brasile) in collaborazione con l’Associazione “Il Mantello”, è in vendita al prezzo di 3,99€ che saranno totalmente devoluti al progetto.

 

A proposito: fra pochi giorni è Pasqua, regalare un libro è una bella idea, con l’e-book è semplice farlo. Non è un’idea simpatica?

 

Per chi volesse entrare in contatto più direttamente con le mie attività può farlo con i seguenti link:

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Ricordo, visto che mi è stato chiesto, che ogni cosa pubblicata su questo blog è protetta dal copyright e tutelata dalla legge sul diritto d'autore (L.633 del 22/4/41). Chi fosse interessato può farmi direttamente richesta contattandomi. Grazie e buona lettura