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giovedì 24 aprile 2014

Il testimone



 

Passarono mesi dall’episodio cubano.
Madori ed il Burfo, nonostante la decisione con cui avessero negato l’accaduto, stavano insieme. Italia era sparita e nessuno aveva più sue notizie. Maurilio ricadde in una delle sue crisi depressive che venne aggravata da una telefonata inaspettata: la Burfa gli annunciava il suo matrimonio chiedendogli di farle da testimone. 

Un passo indietro. Qualche giorno prima.
Il Burfo era furibondo, non gli andava giù la storia del matrimonio, non gli piaceva l’uomo che la sorella avrebbe sposato e il figlio che già portava in grembo. Ma alla fine si rassegnò: quella mattina dovette uscire per andare alla ricerca di un regalo per l’evento. Girò ore senza trovare un’idea, arrabbiato e annoiato, doveva trovare qualcosa. Entrò da un antiquario e cominciò ad osservare alcuni pezzi. Non trovò nulla d’interessante. In realtà cose interessanti ce ne erano ma lui, tirchio di natura, non si decideva. Grugnì amaro indietreggiando. All’improvviso s’imbatté in un bellissimo vaso posto dentro un teca con vetro blindato. Pensò:

“Ci siamo!”

Chiese informazioni; si trattava di un vasetto cinese, ottava dinastia Ming, unico pezzo rimasto della collezione dell’Imperatore appartenuto a Napoleone, poi alla Regina d’Inghilterra, trafugato dai nazisti nel ’41 e ritrovato nel bunker del Führer, dal valore di oltre cinquantamila euro. Indietreggiò grugnendo amaramente. In parte erano sistemati altri vasi identici. Ma fuori dalla teca. Pensò:

“Ora ci siamo!”

Si fermò. Chiese informazioni; si trattava di copie del suddetto vaso Ming cinese ottava dinastia, unico pezzo rimasto della collezione dell’Imperatore appartenuto a Napoleone, poi alla Regina d’Inghilterra, trafugato dai nazisti nel ’41 e ritrovato nel bunker del Führer, del valore di circa quindicimila euro. Amaramente indietreggiò grugnendo.
Vide in fondo alla fila di vasi raccolti in un angolo un mucchietto di cocci. L’amaro grugnito indietreggiante si trasformò in sorridente basculamento gioioso. Chiese informazioni; si trattava di una copia caduta e andata in pezzi, in 128 per la precisione, del suddetto vaso cinese ottava dinastia Ming, unico pezzo rimasto della collezione dell’Imperatore appartenuto a Napoleone…ecc…ecc….valore di circa millecinquecento euro. Sorrise stoppando il suo basculare e con gioia disse:

“Prendo questo e poi lo faccio restaurare!”

In realtà nella sua perfida mente era scattato un piano. Far consegnare agli sposi il pacco, inscenare nel momento dell’apertura una drammatica messa in scena, fingere cioè che il vaso si fosse rotto nel tragitto causa urto accidentale.

Arrivò il giorno delle nozze.
Per tutta la cerimonia il Burfo restò sulle sue. Atteggiamento ombroso nonché misterioso. Era sicuramente nervoso pensando alla messa in scena che doveva produrre ma si sentiva sicuro e vincente. Si così arrivò all’apertura dei regali. Seduto in angolo il Burfo stava pronto alla scena madre: la sorella aprì il pacco estraendo uno strano involucro cartaceo che emetteva un tintinnio sordo. Sgomento sulle facce dei due sposi che non capirono. Il Burfo scattò: quello era il suo momento.
L’hanno rotto, l’hanno rotto!!!” gli astanti basiti “…un pezzo unico...ottava dinastia Ming appartenuto a Napoleone, poi alla Regina d’Inghilterra, trafugato dai nazisti nel ’41 e ritrovato nel bunker del Führer…” ci fu un oooohhh di sgomento poi esagerando “…Eva Braun ci teneva la sua marijuana migliore…”. Capendo di avere ormai strada libera rincarò ulteriormente la dose “…qui qualcuno pagherà…fino in Inghilterra sono andato per trovarlo…ho aspettato due anni per averlo…un pezzo raro, da collezione!
La sposa sorrideva affranta, lo sposo imbarazzato diceva di non preoccuparsi, mentre il Burfo proseguiva nella sceneggiata. Ma tutto si fermò nell’istante in cui venne aperto l’involucro cartaceo che conteneva a sua volta altri involucri cartacei. In sostanza, i 128 pezzi erano stati confezionati, uno ad uno.

“Mamma…come è possibile impacchettare ogni pezzo rotto di un vaso prima che si sia rotto?” disse un bimbo dal fondo nel silenzio. 

Nessuno seppe dare risposta.
Il Burfo restò pietrificato. Maurilio cadde a terrà sbellicandosi dalle risate: e mentre tutti lo guardavano contorcersi vomitò addosso ad alcuni parenti tutto il vino che aveva ingurgitato al rinfresco. Madori gli si avvicinò apostrofandolo volgarmente, chiamò a se il Burfo ancora cianotico in viso, e si allontanò sotto il peso degli sguardi accusatori dei presenti.

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