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martedì 22 aprile 2014

Madori


 
Maurilio era incapace di uscire da quella situazione che l’opprimeva, giorno dopo giorno, sempre di più. Ogni telefonata o incontro con Italia, così ricco di particolari sempre più accurati sulle sue vicende sessuali, peggiorava esponenzialmente il suo umore. Non riusciva a togliersi quella donna dalla testa e quando gli capitava di avere a che fare con un possibile nuovo incontro femminile lo disdegnava oppure, se non era possibile, assumeva un atteggiamento scorbutico da rendersi insopportabilmente odioso anche ad una persona con attitudini umanitarie degne di Madre Teresa di Calcutta.
Un giorno poi incontrò Madori.
Figlia di un diplomatico giapponese viveva in Italia da anni con la sorella gemella Midori, scenografa di successo. Bella, ricchissima, viziata. Era per la maggior parte delle persone insopportabile soprattutto quando si fissava su una cosa o su una persona. Così come fece con Maurilio. Si incontrarono alla festa di compleanno di Venanzio Potenza dove Maurilio era stato trascinato controvoglia. E lì la giapponesina decise che lo voleva avere. E se lo prese. Iniziò una relazione abbastanza seria. E Maurilio ne fu coinvolto non tanto per il sentimento che in una relazione si dovrebbe provare, bensì, per la voracità sessuale della ragazza. Madori gli imponeva tour de force che duravano interi week end nei quali Maurilio non riusciva letteralmente a scendere dal letto. Grazie a quell’incontro e al successivo rapporto nella mente di Maurilio tutti i pensieri densi dei mesi precedenti si diluirono annacquandosi. Le telefonate confidenziali con Italia si trasformarono da un accurato monologo ad un dialogo farcito di reciproci aneddoti sempre più carichi di dettagli: in breve fra i due si creò una specie di competizione su chi la faceva e poi raccontava più grossa. Finché Italia, curiosa come una scimmia, propose a Maurilio di fargli conoscere quella ragazza: e così fu.

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