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venerdì 18 aprile 2014

Manette



 

Il Burfo tornò in ginocchio da Italia implorante. Ammise di avere sbagliato, d’essersi fatto prendere dalla situazione, la verità è che senza di lei non poteva vivere. Era un uomo solo, affranto, finito. Con l’aria d’un mocio vileda sfilacciato pronunciò con l’ultimo filo di voce rimasto “…perdonami…”. Poi il silenzio.
Quella imprevedibile affermazione sorprese Italia tanto che decise di dare un’ultima possibilità a quell’uomo così prostrato. Ma dettò le sue condizioni: lo voleva diverso, meno violento, meno imprevedibile, più aperto a variabili e in qualunque campo. Burfo, disposto a tutto, accettò anche se faticò per reprimere quel mostro che gli covava dentro. Italia aveva sempre l’alternativa vincente nei momenti in cui perdeva la pazienza con quell’energumeno: una telefonata ad Onan il guardone bastava a ritrovare il sorriso con solo qualche ora di acrobazie.
Il percorso di redenzione, fra alti e bassi, proseguì. Il lavoro duro riguardò l’abolire ogni forma di violenza, fisica e verbale. In più Italia tentò di aprire il limitato cervello del Burfo introducendo nel loro mènage qualche gioco appreso da Onan. Una sera lo volle mettere alla prova. Pensò di utilizzare qualche oggetto e partì dalle manette.
Chiese così a Maurilio di procurargliene un paio. Lui totalmente succube le propose di usare le sue che, in realtà, non aveva. L’aveva sparata tentando goffamente di fare colpo sulla donna che rispose con un asettico “ah ok, portamele…”.
Maurilio era in un guaio. Aveva mezz’ora per reperire un paio di manette. Pensò a dove trovarle, da chi farsele prestare o dove comprarle, forse su uno di quei siti che vendono per corrispondenza oggetti per la coppia moderna. Ma non aveva tempo. Si decise ed uscì. Meta: un negozio specializzato nella vendita di oggetti militari, armi, elmi, armature, mimetiche, coltelli. Pensò in rapida successione, prima che il giovane commesso s’avvicinasse, se lì potessero avere delle manette e quanto potessero costare e quanto…
“Desidera?”
“Un paio di manette…” e prima che il ragazzetto potesse replicare aggiunse “…servono a mio nipote per il suo costume di carnevale…” sperando d’evitare qualsiasi commento ulteriore.
Tre secondi di silenzio nei quali lo guardò con aria furba.
“Si, si, certo…” disse sogghignando. Poi aprì un cassetto da sotto il banco e tirò fuori un pacchetto.
“Queste sicuramente andranno bene. Originali americane, S.F.P.D., Polizia di San Francisco, le migliori, in acciaio, perfette per ogni situazione da rendere indimenticabile…centoventisei euro…” Maurilio deglutì ma il commesso, privo di scrupoli, chiuse con un “…e sono le uniche che abbiamo” che non gli diede scampo.
Maurilio pagò ed uscì a testa bassa.
Prese l’auto e si diresse verso l’appuntamento con Italia. Nella sua testa immagini confuse lo confondevano: Italia che chiedeva le manette, il giovane e bastardo commesso, i centoventisei euro, ma soprattutto il Burfo che le avrebbe usate. Si fermò ad un semaforo. In un istante afferrò i due bracciali metallici e se li strinse ai polsi. Un sorriso compiaciuto gli si disegnò in volto, come se per quella volta, avesse vinto lui contro il Burfo. Il semaforo diventò verde: Maurilio, preso dal panico, tentò di liberarsi ma vanamente. Dietro una fila di automobilisti gli ruggì contro. Ingranò a stento la prima e partì saltellando come un canguro. Guidò assumendo posizioni innaturali che gli fecero rischiare un paio di tamponamenti. In più il telefonino squillava, era Italia, non riuscì a rispondere. Voleva arrivare in tempo per evitare una figuraccia, afferrò la scatola delle manette, riuscì ad estrarre le chiavi. Guidava con le chiavi in bocca tentando di centrare il buco della piccola serratura; il telefono ri-squillò. Attimi degni di Henri Hudini, con un colpo d’orgoglio riuscì a far scattare il meccanismo liberandosi da quegli angusti bracciali, un attimo di sollievo che però finì contro il muro che urtò per la disattenzione inevitabile con l’auto. Nemmeno si fermò. Ripartì sgommando con tutto il davanti dell’auto piuttosto stropicciato.
Italia lo aspettava sotto casa, lo vide arrivare, osservò la macchina grattugiata ma non chiese niente. Maurilio, con aria sicura, abbassò il finestrino e porse con sorriso sicuro l’oggetto. Lei lo ringraziò e se ne andò via di corsa dicendogli che poi gli avrebbe telefonato per i dettagli.
Appena sparì dalla sua vista Maurilio scoppiò in pianto disperato.

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