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lunedì 28 aprile 2014

Destino


 
Dopo tutte le disavventure vissute Maurilio decise di prendersi un periodo di riflessione. Iniziò a frequentare un blog amatoriale di filosofia credendo realmente a tutto ciò che leggeva. Entrò in una dimensione diversa: se non mentale almeno nelle abitudini. Infatti smise di bere e fumare. Stava chiuso ore nella sua camera davanti al computer leggendo i passi di quel blog, come fosse un testo sacro, per poi meditare in uno stato di trance quasi post-ipnotica. Ma tutto ciò era disturbato dal fratello gemello, Maurizio, che parallelamente era stato fulminato da un’altra passione non troppo concordante con quella del fratello: il rock. Passava infatti ore nella stanza attigua a provare soli con la sua chitarra sputando distorsioni Hendrixiane a volumi improbabili. Così, dopo giorni di sopportazione, Maurilio irruppe nella camera del fratello staccando la corrente del Marshall valvolare ammutolendo di colpo la chitarra.
E sentì in quell’istante d’assoluto silenzio la risposta a ciò che l’opprimeva. E la declamò. 

Il destino di ogni uomo è scritto. E tutti lo vorrebbero sapere, ma nessuno ci riesce. Io invece so come si fa…” 

S’interruppe ridacchiando come un invasato. Poi ripartì di slancio. 

Tutti nasciamo. Non ci sono dubbi su questo. Così come tutti dobbiamo morire. Ed anche qui non ci sono dubbi. Solitamente il periodo che intercorre tra i due eventi è il più interessante da osservare nonché da raccontare, la così definita vita, luogo in cui si nasconde il nostro destino…

Bella scoperta hai fatto…” interruppe Maurizio brandendo la chitarra muta.
…lo so…ma fammi finire…
…sei il solito idiota…
…per favore…”
…imbecille…”
…per favore…”
…deficiente…”
…e tu sei uno stron…
E basta…fatela finita!!!” cantò loro madre dalla camera accanto. 

Dopo un attimo di silenzio Maurilio riprese la sua orazione. 

Sordi e ciechi c’affanniamo nel caotico mondo che ci contiene perdendo la strada da seguire, un difficile percorso che però tempra a tal punto da renderci impermeabili ad ogni goccia di delusione spremuta da quel disperato agrume che è stata la lunga ricerca. Un frutto da spremere fino in fondo…e quell’agrume io, l’ho spremuto!…l’ho spremuto!…L’ho fatto e finalmente ho capito chi sono, da dove vengo, e cosa devo fare! L’ho capito e lo posso gridare al mondo! Io…io…sarò…un addetto alla manutenzione delle ruote dei carrelli del supermercato!!!

         Un attimo di pausa nel quale Maurilio s’incupì. Poi di colpo.

Però, c’è sempre un però in ogni ragionamento; e cioè, che le ruote dei suddetti carrelli sono di gomma piena, senza camera d’aria, quindi non si bucano mai. Perciò nella vita non farò niente, da mattina a sera. L’attesa della morte sarà permeata da un unico pensiero: che una stramaledettissima ruota di gomma piena si possa bucare. Ma il destino, della ruota, sta scritto nel suo stesso nome; piena, cioè, imbucabile. Il mio invece è inciso sulla buccia di quell’agrume che per anni ho spremuto e bevuto come un amaro calice sperando che prima o poi potesse essere anche dolce. Niente, invece. Il destino di ogni vita è scritto. Quando ho conosciuto il mio ho capito che tutti gli sforzi fatti per saperlo in anticipo sono stati una cazzata gigantesca. Attendo sereno la morte poiché credo che peggio di così non mi potrà andare. Almeno lo spero, perché, a volte il destino di un uomo è beffardo, ma spesso è molto bastardo”. 

          Prese tutti i fogli stampati dal blog filosofico, li raggruppò in una scatola, e li buttò dalla finestra. Afferrò la bottiglia di gin e se ne tracannò un sorso poderoso.
 

Uscì per comprare delle sigarette.

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