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lunedì 7 marzo 2016

post 195: eppure (inedito - 2016)


Lo so che dovrei pensare ad altro.
Che questo non è certo il momento in cui far volare la mia immaginazione.
Ma io sono così e non posso farci niente.

Se ci fosse una specialità olimpica per chi sa riconoscere una donna interessata ad un uomo io sarei un nazionale sempre convocato con serie possibilità di medaglia.
E’ sempre stato così: quel modo, che non saprei spiegare nemmeno mi pagassero, con cui una donna ti guarda cambiando in pochi attimi da cordiale ad interessato infine attratto, è per me così evidente da mettere in moto la mia testa e farmi cominciare a volare.

Lo so, e me lo ripeto, non è il momento e nemmeno la situazione ma è successo ancora. E non posso farci niente.

Era lì sola, nello studio, non pensavo ci saremmo trovati in quella situazione. Ma in fondo dovevo solo firmare un documento. E quale documento, ma questa è un’altra storia, anche se in realtà è una storia parecchio legata seppure è un’altra ben distinta. Quindi ero lì e abbiamo parlato. Ovviamente. Del resto cosa dovevamo fare. Ma subito ho percepito tensione nell’aria come essere in bilico sulla fune a cento metri da terra. Un alito di vento avrebbe potuto far precipitare tutto, in un secondo, chissà con quali conseguenza. Solite suggestioni, m’imponevo di pensare altro, sicuramente sedotto dalla sua bellezza, giovinezza e simpatia. Ma non riuscivo a convincermi. Anche cercando fra i miei dolori per darmi una spruzzata di tristezza distraente. E intanto parlavamo, di certo non sono una persona a cui le parole mancano, in un certo senso era come prendere tempo e vedere cosa sarebbe successo. Anzi, per dirla sinceramente, dove e come avremmo finito quel momento. E lo pensavo senza alcuna aspettativa, lo giuro, quasi per un puro momento di leggerezza.
Ci guardavamo e lì ho colto il suo cambiamento.
Ha cominciato da quell’istante a farlo in quel modo che non so descrivere. E lì me ne sono accorto definitivamente e non ho saputo oppormi come invece in precedenti occasioni pur percependolo ero riuscito a rifiutarmi di considerarlo. E forse pure lei se ne era accorta perché penso che ogni mio tentativo di mascherarmi non facesse altro che evidenziarmi; sorrideva, si sfiorava i capelli, giocava nervosa con un ciondolo che aveva al collo sul quale c’era l’iniziale del suo nome.

Era ed è bellissima, non lo dico a caso o per convenienza, questo è puramente un fatto. Occhi scuri, viso perfetto, labbra carnose. Ma c’è di più oltre a questo: è quel suo modo di guardare, di guardarmi, dolce non come puro moto suadente ma come indole. Espressione d’una chiara intenzione. Una persona che subito vorresti abbracciare perché sei certo che così ti sentirai sereno, rassicurato, coccolato. Sicuramente una donna che sa amare.
Intanto parlavo ed in realtà non era un monologo bensì un dialogo perché lei interagiva convinta, poi si spostò all’altra scrivania, e non ho potuto evitare le sue gambe. E pure il resto del corpo. Che in effetti avevo notato fin dalla prima volta quando vomitai convulsamente tutta la mia sofferenza raccontando senza filtri la mia vita, perché ero disperato, in cerca d’aiuto.

Lei sa tutto di me, cazzo, il mistero con lei non può più esistere. Un punto ipoteticamente a mio sfavore. Ma poi a che penso -pensai- mentre continuavo a parlare cambiavo argomento che lei seguiva ed integrava, è così giovane ed io di sicuro non lo sono di certo. Potrei esserne il padre. Ma cosa importa? Sto forse facendo progetti su questa persona? No. Appunto. Nessun progetto o proiezione soprattutto perché lei è fidanzata, e me lo dissero subito le altre donne che lavorano con lei, mettendomi simpaticamente in guardia come a volerla proteggere. Come se qualcosa fosse stato percepito. Qualcosa di trapelato forse evidente. Forse.
Ma che ho detto?
Ma che ho fatto?
Dire ad una donna che la preferisci fra molte può essere motivo di preoccupazione?
Facessero scegliere a lei.
Eventualmente.
Ed ancora a farmi domande e darmi risposte.
Un dialogo furibondo nella mia mente mentre all’esterno imbastire argomentazioni sensate, divertenti, accattivanti. Forse.
Insomma.
Ero esausto.

Comunque non era e non è il momento, e anche se invece fosse stato il momento, non lo poteva essere. Perché non può esserlo. Ecco.

Eppure quando le domandai del fidanzato non sprizzò quell’energia che ci si potrebbe aspettare da una persona follemente innamorata.
Ma che sto pensando -pensai- ed intanto continuavo a cianciare. Non potevo fare altro. E non perché ci fosse un motivo che volessi nascondere se non quello di sentirmi bene in quella situazione. Oltre al suo sguardo.
Che dovevo fare a quel punto: proporre un caffè nel bar sotto lo studio? E se fosse arrivato qualcuno proprio in quel momento?
Ma che stavamo facendo, niente di male, anche se per un istante quando ci siamo salutati ho sentito necessario baciarla. Oddio -pensai- parlo e penso al plurale come se fra noi ci fosse una confidenza speciale, eppure non esiste nulla, però l’ho fatto.
Eppure ci baciamo, sulle guancie, un po’ intimo per il tipo di rapporto che abbiamo. Soprattutto per il motivo per cui sono in quel posto. Eppure era già successo, anzi, avevo voluto che succedesse ed era successo. Semplicemente, come sempre faccio, mi pongo per come sono e sento perciò faccio. Mi andava di baciarla e l’ho baciata. Tenendole la mano. Poi ci siamo fissati negli occhi, un istante infinito come se tutto si fosse fermato, sospensione. E le mani continuavano a rimanere unite.
Non avrei voluto andarmene anche se era necessario farlo, sarei restato anche solo per godermi il suo profumo, ma sono uscito. D’istinto ho inventato qualcosa mentre ero sulla porta, una scusa, pur di non sparire subito. Lottavo con me stesso. Alla fine un altro saluto, da lontani, le ho mandato un bacio e lei ha sorriso.

Troppi eppure nella mia mente per farmi stare tranquillo.
Che bella mattina però, allo stesso tempo una delle mattine peggiori della mia vita, orribile a dire il vero.
Ironica la sorte per come ed a cosa ti mette di fronte senza darti preavviso.
Almeno i pensieri, per qualche minuto, hanno potuto vagare liberi e farmi sentire vivo.
Come lo sono sempre stato del resto.
Chissà cosa ne sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo, perché Battisti e Mogol ne sapevano di queste cose.
Ed io, a loro, ho sempre creduto.

Se non altro per la quantità di dischi che hanno venduto.

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