Translate

giovedì 19 dicembre 2013

Ecco l’altra storia.
Lo so, sono noioso a volte, spesso qualcuno non ha esitato a farmelo notare.
Comunque.
Avevo bisogno di fumare, uscii sul terrazzo al freddo, dalla finestra continuai a guardare il bimbo indignato giocare con i suoi nuovi Lego.
Più lo guardavo più sentivo che meritava d’essere al corrente. Gli avrei voluto parlare di tante cose, sarei partito della rivoluzione francese, una storia di certo non adatta ad un bimbo di forse sette anni. Perché è impossibile parlare di qualcosa a qualcuno che non è al corrente di nulla. Ma la rivoluzione francese è stato un momento topico della storia europea ed anche dell’umanità intera. Perché si è trattato della prima vera e grande ribellione collettiva che è andata a sovvertire un ordine di potere che fino a quel momento aveva guidato il mondo, quello occidentale almeno.
Cioè.
Una minoranza veramente risicata che, in base a dei diritti discutibili ma collettivamente riconosciuti ed accettati, viveva la propria esistenza senza nessun tipo di preoccupazione.
Quindi.
Una maggioranza quasi assoluta a servizio dei primi appesantita, in più, dal senso di colpa che secoli di subalternità aveva insediato nelle loro coscienze.
E la rivoluzione ha spazzato via tutto in poco tempo.
Un equilibrio consolidato si è ribaltato completamente a colpi di ghigliottina, una successione di eventi che ha condotto ad un nuovo ordine delle cose riportando, in realtà, alla stessa situazione precedente. Mascherata però d’altro.
Ma non tutti se ne accorsero.
Spesso è così: non tutti si rendono conto di ciò che capita quando capita e perché qualcuno ha deciso che capitasse. Semplicemente pensano che sia successo. E quello basta.
Finii la prima sigaretta e ne accesi un’altra.
Guardai ancora il bimbo che con i Lego ci sapeva veramente fare. Mi sarebbe piaciuto fargli una domanda per conoscere la sua risposta, visto quanto aveva dimostrato d’essere sveglio, anche se intimamente sentivo che era una necessità mia più che sua.
“Secondo te dove sono finite le persone scampate alla ghigliottina, i parenti e gli amici di quelli che persero la testa, insomma, quei gruppi che avevano detenuto il controllo e l’ordine fino ad allora. Spariti? Tutti uccisi? Oppure no?”
La risposta è: oppure no.
E allora, dove sono finiti?
Il discorso è molto articolato: molti pensano che gli eventi epocali della storia dell’umanità avvengano solo per una serie di determinate cause, altri pensano che c’entri pure il caso, pochi ma con grande convinzione pensano che dietro ci sia sempre e comunque una cospirazione.
Per evitare sterili infinite discussioni è utile osservare solo e una cosa. Chi guadagna e chi perde da una situazione che accade. La vita è come una bilancia dove i pesi si spostano da un piatto all’altro ma che poi, per convenienza comune, deve – anche forzatamente - riequilibrarsi in qualche modo onde evitare un ribaltamento definitivo. Il ribaltamento a nessuno serve, il mischiare i fattori invece si.
Anticamente gli uomini ascoltavano prevalentemente il proprio istinto: quindi alla violenza rispondevano con la violenza. Poi c’è stato uno sviluppo più intellettuale del contrasto anche se la violenza aveva sempre l’ultima parola e nella maggior parte dei casi la legge del più forte decideva le sorti dei contrasti.
E se due persone litigavano senza trovare accordo? Lo sviluppo dell’umanità ha portato a considerare che per ragioni valide l’ultima parola non l’aveva sempre e solo chi sopravviveva fisicamente all’antagonista.
Ho sottolineato le parole ragioni valide perché stanno al centro della questione. E sono l’aspetto che più si è evoluto nel corso del tempo: dapprima come pura sopravvivenza per poi trasformarsi in interesse ed infine controllo. Attraverso un mezzo unico che li concede: il denaro.
Torno per un attimo alla ghigliottina della rivoluzione francese e alla domanda che avrei voluto porre al bimbo indignato: dove sono finiti realmente i rappresentanti del potere sovvertito scampati a quella rivoluzione?
Ripercorrendo la storia.
L’onda rivoluzionaria scatenatasi in Francia, tra alti e bassi, si sviluppò ed attecchì in tutta Europa. Ovvero: il pensiero illuminista di democrazia partecipativa si diffuse e prese piede in molti stati. Si era passati da un potere assolutistico ad uno democratico e partecipato, l’ordine sociale che seguiva i dettami feudali venne ribaltato, il potere decisionale ed economico con il conseguente miglioramento delle condizioni generali, distribuito più omogeneamente fra le persone. Le elite (uso per la prima volta questa definizione, della quale non posso rivendicare la paternità ma che spesso userò, sapientemente introdotta dal giornalista Paolo Barnard nel suo illuminante saggio “Il più grande crimine”) dopo aver sempre dominato il mondo dovettero nascondersi onde evitare lo sterminio. Ma nell’ombra cominciarono a riorganizzarsi, a studiare il modo per riconquistare ciò che era stato in loro possesso, e dopo poco più di cent’anni d’ombra misero in moto la loro macchina di vendetta. Che sta dando loro, oggi, frutti ancor maggiori di quelli che forse s’immaginavano.
Brevemente.
La democrazia partecipativa (o diretta) è la forma di democrazia nella quale i cittadini, in quanto popolo sovrano, sono direttamente legislatori e amministratori del bene pubblico. Questo meccanismo diventa formidabile e garantisce Liberté, Égalité, Fraternité. Negli anni venti del novecento alcuni illustri economisti teorizzarono un sistema che potesse abbattere questo pilastro attorno al quale si sostenevano le democrazie evolute europee che così concepite avevano assunto un grande potere potendosi gestire indipendentemente. Alcune persone culturalmente evolute, sponsorizzate occultamente dalle famose elite, misero le loro capacità al servizio di un programma veramente diabolico e devastante.
Il primo passo: togliere al popolo la capacità di essere lucido e decretare liberamente e democraticamente le proprie decisioni. Il popolo europeo – italiano perché io lo sono e quindi mi riguarda – è stato narcotizzato con dei falsi miti partendo del consumismo dagli anni sessanta. Convincendolo del fatto che se non hai non sei, imbarbarendolo culturalmente e convincendolo che il metro di paragone erano quelli che ce l’avevano fatta, e solo quelli. Quindi il popolo per avere ciò che gli serviva per essere s’indebitò scendendo a patti con chi gli dava il denaro. Le banche. Nel frattempo le elite iniziarono una campagna di fidelizzazioni di nuovi adepti, con foraggiamenti economici ingenti, aprendo a loro il pensiero rivoluzionario attraverso l’istruzione (dai libri di testo economici alle università) per creare una nuova generazione elitaria da inserire pian piano – subdolamente - all’interno dei posti di potere, dalle banche ai governi, dai consigli di amministrazione alle società pubbliche. Diretti come burattini, e nemmeno troppo occultamente, da fondazioni create ad hoc nelle quali si ripeteva solo un unico mantra, la nuova necessaria via da percorrere.
Quindi estromesso il popolo perché indebitato e narcotizzato da falsi miti da inseguire per sentirsi adeguato, con i nuovi adepti inseriti nelle varie stanze dei bottoni, cominciarono dall’interno a modificare le regole democraticamente stabilite dagli stati inserendo opportune modifiche o regole o Leggi del tutto nuove e, quando i tempi furono maturi – nel 1993 e successivamente nel 2007 attraverso l’unità europea - far calare la lama della ghigliottina non dando più possibilità di scampo attraverso l’imposizione dell’euro.
Ghigliottina prima, ghigliottina dopo.
Ma prima del taglio definitivo una bella accelerata: l’introduzione di uno spauracchio, anzi due, inesistente nella realtà dei fatti chiamati debito pubblico ed inflazione. Nessun economista – intellettualmente onesto - ha mai spiegato che per uno Stato sovrano il debito pubblico non è un problema in quanto è nei fatti si tratta di un debito che ha verso se stesso e quindi rappresenta semplicemente il livello di benessere dello Stato stesso. E che l’inflazione è lo strumento, opportunamente creato, per tenerlo sotto controllo. Ma questo spauracchio diffuse il terrore nelle incompetenti – o complici? – amministrazioni degli stati: quindi tagli, austerità, ancora una volta mettersi contro i diritti del popolo. E con quella idea oramai diffusa, percepita come verità assoluta, ogni cosa divenne plausibile.
Finita la terza sigaretta, congelato per metà corpo, rientrai e pensai che sarebbe stato meglio distrarmi con altri pensieri.
Evitai d’incrociare lo sguardo del bimbo indignato.

Nessun commento:

Posta un commento