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mercoledì 8 luglio 2015

post 158: missing my muse (Bordeline - ed. Narcissus 2013)



Intro
Non pensi che certe cose possano accadere proprio a te e quando invece capitano sembrano talmente impossibili che istintivamente si ignorano, t’imponi che non esistono, cerchi di creare una normalità nell’anomalia della situazione.
L’inaspettato e l’imprevedibile rendono deboli ed insicuri.

Mia moglie Lucia, anzi ex moglie Lucia, se ne andò tempo fa. In realtà sono due anni, tre mesi, ventitré giorni, le ore non le conto più.
Non voglio sembrare patetico nel contabilizzare pure i minuti precisi passati da quel momento, tutti dicono che è stato come un parto travagliato e doloroso, ma separarmi da quella persona deve rappresentare per me una sorta di nascita verso una nuova vita più tranquilla e ricca di serena libertà.
Sarà…
Ma cosa ne sanno loro, gli altri sono bravi a dare sentenze, ma i fatti li conoscono realmente?
Loro non li hanno vissuti direttamente ma li hanno solo sentiti raccontati, come pensano di sapere cosa sia giusto o sbagliato, le situazioni che decidono le cose della vita non si possono valutare così superficialmente.
Oggi per me stare a pancia sopra guardando il soffitto bianco del mio soggiorno rappresenta il maggior svago mentale possibile ottenibile. Non che sia depresso o rassegnato, sento di essere abbastanza sereno. Diciamo quasi.
Com’è quel detto? meglio soli che male accompagnati.
La saggezza popolare è una materia ricca di spunti e riflessioni.
So che dovrei alzarmi ed accendere il cellulare, forse qualcuno mi ha cercato. Certo stare qua sdraiato a fare voli mentali per trovare i motivi e le spiegazioni rilevando ogni dettaglio spazio-temporale, ed anche quelli senza spazio e tempo, può apparire come una procedura da uomo sull’orlo di una crisi di nervi. Ho forse bisogno di un’analisi seria o solo di un analista, va bene, non posso buttarmi via così. Del resto sono sempre uno scrittore che ha fatto sognare una generazione, la critica che osannante m’ha definito la risposta italiana alla letteratura soft-hard-core d’oltre oceano. Lo scrittore maschio contemporaneo capace d’essere l’attendibile risposta ad Erica Jong, colui che ha contrapposto alla "scopata senza cerniera" della scrittrice americana, la più intellettuale e rarefatta “scopata con la muta da sub”.
Lucia era la mia musa e ora che l’ho persa mi sento perduto: lei era l’ispirazione costante, ora sento un vuoto che mi rende sterile. Non so reagire, il mio taccuino mi guarda interrogativo dalle sue pagine bianche.
All’improvviso squillò il telefono.
Emanuele Vittorio Beccaria, noto come Bec69, sbuffò sdraiato sul suo tappeto d’orso con lo sguardo fisso al soffitto.
“Risponde la segreteria telefonica di Bec69...non posso o non voglio rispondere…forse sono morto o è solo questione di tempo…se volete parlare, fatelo…io non ascolterò e quindi non vi risponderò…mai…”
Un attimo di silenzio dopo il fischio. Una voce squillante di donna riempì quel plumbeo clima funebre.
“Bec…ci sei?…Sono Eleonora…so che mi ascolti…comunque, tra due ore passo a prenderti…andiamo per il fine settimana al mare. Preparati…porta tutto…costume, telo da mare, sigarette, taccuino…baci”.

Il fatto
Bec si alzò dal suo capezzale con grande sforzo. Ma lo fece.
Preparò faticosamente il suo bagaglio: una borsa ed uno zaino. Nella borsa il necessario per il mare ed un cambio: canotta, pareo, infradito. Nello zaino una stecca di Winston Classic Red, accendini, il suo taccuino Moleskine, matite e penne.
Tornando all’abbigliamento Bec, dalla separazione in poi, si vestiva prevalentemente in quel modo. Non curava più di tanto la sua immagine tantomeno l’igiene personale. Pensò che forse, per rispetto all’amica Eleonora, fosse carino lavarsi i denti.
Viaggio in auto, alla guida Eleonora, chiacchierata. Bec però prese il sopravvento innescandosi nel solito monologo riguardante la perdita della sua ispirazione. Eleonora non fu troppo accondiscendente con l’amico: secondo lei il loro era un rapporto stanco, finito, non faceva più sesso, erano come fratelli, e quindi è normale che sia finito.
Bec cercò di ribattere: per lui l’ex-moglie era molto altro. Lo ispirava costantemente: era un vulcano che eruttava stimoli a carattere sessuale.
Forse, osservò Eleonora, quel suo stimolarlo non era altro che un suo modo sadico d’informarlo d’una sua vita parallela, di quello che faceva con altri e che invece avrebbe voluto fare con lui. Forse. E probabilmente lo considerava un asessuato o addirittura un gay.
Bec rimase gelato da quell’ultima affermazione, guardò serio l’amica che guidava impegnata. Balbettò.
“Credi davvero che io…sia gay?”
Eleonora rise di gusto. Lo stava prendendo in giro ma forse la sua ex lo pensava veramente. Seriamente decise di fargli una confessione.
“Io lo so che tu sei un maschio etero, sei il mio sogno trasgressivo preferito. Leggerti mi eccita, stare con te è una delle cose che mi rendono veramente felice…”
Bec sorride lusingato, anche lui era molto affezionato alla ragazza. E la trovava pure una bella donna, attraente. Un bel fisico, bei capelli, occhi scuri, e pure molto simpatica.
“Perché non c’hai mai provato con me?...sarai mica gaio?”
E ridacchiò. Bec restò senza parole, non riuscì a rispondere a tono, ma poi sorrise e s’avvicinò baciandola sulla guancia.
“Sei proprio ga…”
Non la face finire e le stampò un bacio in bocca. Con la lingua. Qualcosa che sapesse poco di omosessualità.
Eleonora bloccò l’auto a bordo strada.
Si abbracciarono e ri-baciarono con passione.
Dopo alcuni secondi si guardano, si sorrisero, Eleonora ripartì.
Arrivano alla casa degli amici di Eleonora: un posto meraviglioso, sopra una scogliera a picco sul mare. ma per raggiungere la casa c’era da percorrere un lungo sentiero a gradoni molto ripido. Bec scese svogliato dall’auto ipotizzando la fatica da fare e si lo zaino nel bagagliaio. Per un po’ non ci pensò ma poi, con il passare delle ore, ci pensò. Non gli andava di rifarsi quella scarpinata, tanto là dentro c’erano solamente il taccuino e la stecca di Winston Classic Red. Dopo due ore gli venne voglia di fumare, pensò per un attimo al suo taccuino. Si sentì strano senza, ma fu solo una sensazione. Decise che avrebbe scroccato sigarette a raffica.

La situazione
Bella casa con vista mozzafiato, tre camere così suddivise:
Coppia 1: padroni di casa sistemati nella stanza principale con vetrata su strapiombo, bagno a vista in camera, jacuzzi a quattro posti. Coppia sulla quarantina, lui belloccio brizzolato dal fisico asciutto, lei abbronzata color mogano, biondissima, fisico scolpito dalla palestra, prorompente seno rifatto. Simpatici e accoglienti. Lui Marco, lei Gaia.
Coppia 2: amici dei padroni di casa. Sistemati nella camera accanto a quella principale. Coetanei dei proprietari, cordiali. Lui, Filippo, sempre sorridente con una pancia morbida ma non esagerata, lei, Anna, morettina compatta dalla stessa abbronzatura di Gaia, la proprietaria. Seno rifatto, stesso stile, probabilmente stesso chirurgo estetico.
Coppia 3: Bec ed Eleonora. Collocati nella terza camera, la più piccola, senza vista, ma ben arieggiata.
Aperitivo di benvenuto, carino, anche se un po’ stile villaggio vacanze, senza ghirlande hawaiane. Il contesto apparve subito rilassato, grandi sorrisi, tutti cordiali e disponibili.
La cosa che colpì maggiormente Bec fu la modalità dell’accoglienza: con molto contatto, baci e abbracci, niente di morboso, ma qualcosa di molto confidenziale e rilassato.
Abbigliamenti minimi. Le donne in topless d’ordinanza e micro perizoma, Marco il proprietario, con pareo a fiori, Filippo con costume da surfista.
Eleonora si spogliò subito adeguandosi alla situazione. Non c’era nessun imbarazzo, Bec notò gli occhi dei due maschi esplorarla attentamente, e le attenzioni delle due donne farsi più convinte.
Bagno al mare, non comodissimo da raggiungere –una nuova lunga scalinata- caletta isolata di sabbia bianca.
Pomeriggio piacevole anche se Bec non ha mai amato stare al sole.
Ovviamente tutti si misero messi in totale libertà, nudi.
Solo olio solare a proteggere i corpi.
Verso il tramonto nuovo aperitivo in spiaggia: super alcolici a nastro, qualche cannone d’erba.
Salì il livello, risate e ammiccamenti, risalirono verso la casa.
Bec era cotto. Gaia con la coppia d’amici uscirono per fare una spesa. Eleonora si fece una doccia. Bec s’addormentò sul comodo lettino sotto il porticato, guardando il panorama, godendosi la fresca brezza marina.
D’improvviso si svegliò: una serie di rumorose chiacchiere divertite lo destarono.
Marco, il padrone di casa, correva nudo. Bec lo notò muoversi attraverso le finestre. Sentì Eleonora ridacchiare.
Dopo un attimo Marco gli si fece incontro, vestito. Meglio, è coperto con il pareo a fiori di prima, ma pareva nascondere in modo innaturale la zona pelvica che sembrava rigonfia.
Frase di circostanza di Bec riguardo la bellezza del panorama, risposta adeguata senza nessun tentennante imbarazzo da parte di Marco.
Eleonora apparecchiò la tavola semivestita.
Bec fu invaso dalla necessità di scrivere: ma non aveva con se il suo taccuino, arraffò in giro un quotidiano, un pacchetto di klinex, trovò una penna.

Il sospetto
1° scenario: equivoco. Bec si è immaginato tutto confuso dall’alcool e l’erba fumata.
2° scenario: Marco ed Eleonora si stavano approcciando quando lui s’è svegliato, ma si trattava di un gioco innocente dovuto appunto all’alcool e all’erba fumata.
3° scenario: Marco ed Eleonora sono più che amici, forse amanti. E tutto questo a prescindere dall’alcool e all’erba fumata.
Bec fu intrigato dalla situazione, scattò in lui la necessità di nuove tracce ed indizi.
La serata: cena a base di pesce, ottimo vino bianco, tutti molto rilassati e divertiti.
All’una tutti a dormire.
Ma Bec non riusciva a prendere sonno.
Era sveglio, vigile, passò un’ora seduto sotto al porticato a riempire di appunti, ipotesi, congetture, i pochi pezzi di carta di cui disponeva. Gli fecero compagnia lo sciabordio delle onde illuminate dalla luna piena.
Alle 2 captò un movimento. Poi vide una luce accendersi e poi subito spegnersi: girandosi istintivamente vide un paio di figure, una bionda – sicuramente Gaia visto che solo lei aveva la chioma di quel colore – e probabilmente altre due. Ma non ne era certo.
Bisbigli e sussurri.
Poi silenzio.
Bec tornò a scrivere bulimicamente.
Di tanto in tanto distoglieva l’attenzione dai suoi fogli per tendere l’orecchio cercando di captare altri eventuali rumori provenienti dall’interno.
Alle 3 e mezza una porta si aprì e poi chiuse velocemente: il cigolio prodotto fu inequivocabile. Piedi nudi che si mossero veloci nel buio.
Dopo alcuni secondi una risatina soffocata.
Alla 4 Bec tornò in camera, entrò nel letto, Eleonora dormiva beatamente.
Il mattino successivo Bec si svegliò. Era solo a letto. Si alzò, andò in cucina per prendersi un caffè. Non c’era nessuno in giro. Gli parve una cosa strana; decise di prepararsi un altro caffè per essere ben sveglio e capire meglio ciò che stava accadendo.
Secondo caffè. Si sentì lucido.
Con passo felpato iniziò a perlustrare la casa. Passò davanti alla camera di Filippo ed Anna, intravide dalla porta socchiusa Filippo nudo in piedi, di fronte a lui una chioma bionda agitarsi.
Bec si scostò velocemente per non essere visto. Dal suo improvvisato rifugio sentì dei bisbigli provenire dalla camera padronale. Istintivamente sbirciò, la porta era aperta. Nella jacuzzi c’erano Marco abbracciato ad Anna e Eleonora. Nudi e avvinghiati in un nugolo di schiumose bollicine.

Il sospetto della notte che meglio si delinea
1° scenario: era tutto un gioco scatenato dall’immaginazione? Eppure gli effetti dell’alcool e dell’erba fumata dopo tanto tempo normalmente sarebbero dovuti sparire. Forse stava equivocando.
2° scenario: Marco, Eleonora ed Anna si stavano semplicemente rilassando nell’idromassaggio, Filippo e Gaia invece sono amanti e stavano approfittando della situazione per pasticciarsi un poco. E tutto questo a prescindere dall’alcool e all’erba fumata anche perché tutti sembravano molto lucidi.
3° scenario: nulla di ciò che accadde era un equivoco. Le due coppie ed Eleonora erano un gruppo d’impenitenti porcelloni che s’ammucchiavano selvaggiamente appena possibile.
Bec tornò nel portico, arraffò un pacco di tovaglioli di carta, scrisse furiosamente.
Verso sera lui ed Eleonora se ne andarono.
Sulla lunga scalinata che li riportava alla macchina Bec confidò all’amica di avere avuto una grande idea per una storia.
Eleonora rise.
“…sapevo che ti bastava un piccolo spunto per partire come un toro e caricare a testa bassa…”
Bec non capì.
Arrivarono all’auto, chiese spiegazioni all’amica.
Eleonora gli spiegò tutto.
Tutto quello che avevano vissuto in quei due giorni era stata una messa in scena da lei organizzata per tentare di spronarlo. Un gioco che gli potesse dare lo spunto per tornare a scrivere.
“E per completezza d’informazione Gaia è mia sorella, Anna la mia migliore amica, Filippo e Marco sono una splendida coppia di amici gay”.
Bec prese il suo taccuino, raccolse tutti gli ultimi pensieri, Eleonora felice guidava verso casa.

Epilogo
Così tornò l’entusiasmo e ritrovai l’ispirazione. E senza una musa che credevo necessaria.
L’ispirazione l’hai dentro; si ha soltanto il bisogno che qualcuno, quando ti perdi, te la faccia ritrovare. Ricordandotelo.

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