Translate

giovedì 3 settembre 2015

post 170: niente più scuse (inedito 2015)





“La situazione in cui mi trovavo, professore, era veramente orribile. Pensavo d’avere tutto, di essere nella condizione d’una felicità ovvia, invece stavo male e soprattutto non ne capivo i motivi. Non vedevo la realtà e nemmeno il suo aiuto m’ha mai giovato. Mi sentivo schiacciato anche se continuavo a ripetermi che tutto andava bene, era una cosa insopportabile che avevo accettato come irreversibile, poi finalmente e senza preavviso ho preso consapevolezza e tutto s’è schiarito. Senza saperne il perché, ma è successo, finalmente respiro aria fresca”.

Lo guardai credo dimostrando soddisfazione per quelle parole che udivo e percepivo vere per un senso di profondità visto il tono e la postura usati nel pronunciarle.

“Ho cambiato atteggiamento. Come se fisicamente mi fossi spostato cambiando l’angolazione del mio punto d’osservazione.

Ho smesso di giustificare.

Ogni volta che nella vita qualcosa non andava come desideravo istintivamente giustificavo le altre persone coinvolte e quindi lo facevo con me stesso. Tante volte mi è successo, nel lavoro, nelle amicizie, nei rapporti d’amore. Ero pronto ad ascoltare, ad accogliere, a comprendere. Anche l’improponibile. Credendo d’essere io in difetto, comunque disponibile a cambiare per gli altri, insensibile a me stesso considerando sempre più la possibilità d’essere fallato da qualche parte. Il giusto stava altrove e soprattutto in ciò che mi sentivo raccontare. E pensavo fosse normale così, l’unica strada da seguire, quella utile e corretta. Ma tutto non si risolveva, anzi, s’intricava ancor di più.

Ho cominciato a non accettare più le scuse: e subito situazioni e persone a loro legate mi sono sembrate piccole ed insignificanti. E di conseguenza non mi sono più giustificato con me stesso e ciò che ho visto davanti a me è stata solo la verità. Quel senso d’inadeguatezza, o senso di colpa, ha cominciato a dissolversi”.

Evidentemente la mia espressione lo convinse a procedere senza più incertezza, non che ne avesse dimostrata, ma forse per pudore o paura d’essere preso per sciocco e presuntuoso l’avrebbe potuto fermare.

“Oggi molte di quelle cose dolenti mi fanno sorridere: le persone che si nascondono dietro ad un dito, o meglio, quelle che per mascherare la loro pochezza o la loro malafede cercano riparo dietro ad una banalità appena plausibile. Le persone che non sanno amare o impongo il loro modo di farlo, le persone che cercano solo convenienza, le persone maligne, le persone che si nutrono della sincerità altrui, le persone ipocrite, le persone inconsapevolmente sciocche e consapevolmente rassegnate, le persone che continuano a restare ferme ai loro dodici anni anche se ne hanno quaranta.
E’ diventata fastidiosa epidermicamente la vicinanza a persone bloccate, che non vogliono evolversi, che continuano a ripetere come un mantra ho paura, ho paura, ho paura.
E’stato come mettere per la prima volta gli occhiali da vista dopo anni di negazione -a me stesso- riguardo l’esigenza di usarli e capire che con quelli inforcati, cazzo, è come vedere la tv in alta definizione e pure i dettagli si colgono benissimo perché li vedi chiari e a tutto schermo! Eppure fino a poco prima ero soddisfatto anche da un tutto globalmente sfuocato che mi sembrava anche poco convincente”.

Si fermò come attendendo una mia replica. Non lo volli interrompere sentivo che c’era altro.
L’uomo sorrise, mi parve veramente sereno, fece un respiro poi si voltò verso la finestra e lo vidi ispirarsi da quello che vedeva fuori. Parlò guardando attraverso il vetro.

“Vede professore, la fuori c’è la vita, ma c’è pure la morte. La passione e la tragedia, la verità e la finzione, la gioia ed il dolore. Io non ho più paura, anzi, ho solo voglia di vivere tutto realmente. E chi mi accompagnerà dovrà meritarsi il posto accanto a me come io quello al suo fianco, niente più scuse, il tempo perso è solo ragione d’inutile sofferenza. Ogni giorno mi ripeto: chi mi ama veramente abbia il coraggio di seguirmi com’è. Ammettendosi e accettandosi, vizi e virtù, entusiasta di vivere da adulto la vita magari insieme a qualcuno”.

Fece una pausa, si voltò verso di me, tornò serio in volto.

“Era solo una grande paura a bloccarmi, quella d’ammettere che nella vita si cresce e si diventa adulti, forse quei cordoni ombelicali che lei mi ha citato tante volte e che mai ho pensato di tagliare.
Mi sento pronto a combattere consapevolmente la sensazione che non ti vuole far allontanare dal mondo facile e dorato della fanciullezza. Il mio tempo è venuto, i cordoni li ho tagliati, devo sgranchire questo gambe rattrappite e fare i primi passi per poi imparare a camminare e forse un giorno essere pronto per una corsa”.

L’espressione seria divenne un sorriso. Mi guardò fisso negli occhi.

“Ho capito di essere finalmente adulto, maturo forse come un frutto, di certo non più un bambino che quando è insoddisfatto sa solo diventare lagnoso.
Tutto è molto più difficile ma, sinceramente, sono impaziente d’affrontarlo.
Niente più scuse.

La direzione ora è certa”.

Nessun commento:

Posta un commento