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venerdì 26 giugno 2015

post 155: donne (La sconosciuta – inedito 2014)



Ogni venerdì pomeriggio lo passava in un centro di bellezza. Il più caro, il più esclusivo, il più ambito. Ma lei amava andarci solo per osservare le donne che lo frequentavano. Altolocate, figlie e mogli dell’elite politico-economica, giovani in carriera, escort o semplici mantenute. Quel posto era particolarmente curato, una spa spettacolare, il suo canonico trattamento partiva con un massaggio rilassante per poi finire con una ritoccatina di trucco e parrucco. Infine una tisana nel piccolo angolo bar con chiacchiere su banalità e ovvietà. In realtà ciò che particolarmente l’attirava di quel luogo era stare prevalentemente nuda in mezzo ad altre donne; e questo non per un fatto sessuale, nonostante la relazione che aveva con Cristiana lei si sentiva assolutamente eterosessuale, bensì per vedere a nudo quelle donne. Quella condizione era livellante, tutte erano alla pari, non che lei si sentisse fuori posto o non adeguata visto che di denaro ne aveva molto e forse più di tante altre, ma solo perché si sentiva diversa. Le squadrava, si soffermava sulle imperfezioni fisiche, le decine di portesi mammarie di varie forma e dimensione erano tra gli obiettivi preferiti. Non fu mai in grado di comprendere il motivo per cui una donna si rifacesse il seno ma c’era di più. Quelle artefatte le parevano tutte simili oltre che nelle tette pure nelle simmetrie dei visi, nei rigonfiamenti botulinici, in quelle pelle lucide tanto levigate da sembrare pronte a criccarsi improvvisamente. E poi la gestione del pelo pubico: argomento che le stava particolarmente a cuore dopo le lunghe chiacchierate con Cristiana sull’argomento. La maggior parte erano completamente depilate, altre con un ciuffetto, poche con il triangolo ben disegnato. Ognuna la mostrava più o meno consciamente presumendo di essere migliore, lanciatrici di fugaci occhiate a vagine altrui ben attente a non farsi scorge, intime riflessioni riguardo le abitudini della proprietaria. Cose che, seppe un giorno, era abituale anche fra gli uomini che non possono fare a meno di guardare in occasioni simili i peni degli altri maschi con l’inevitabile confronto. Ma quella parola proprio non le era mai piaciuta: non era e non voleva mettersi dentro ad alcun confronto, credeva solamente ad una cosa dopo anni di osservazioni di vagine e frequentazioni di ambiti sessuali eccessivi o estremi. Ogni donna è lo specchio della sua vagina. La moglie del ministro dal taglio pubico triangolare abbastanza folto fu per lei sempre una donna innamorata d’un marito traditore che non era da tempo più interessato a quella sua intimità, l’avvocatessa rampante con il taglio moicano rappresentava il prototipo di donna pronta all’uso di qualsiasi genere e per ogni evenienza, la figlia d’un noto medico totalmente depilata era una che credeva d’essere per quel fatto alla moda perché qualche fidanzatino con cui s’intratteneva l’aveva così costretta ossessionato dalle migliaia di ore consumate con la pornografia, la escort depilata completamente con piercing sul clitoride era semplicemente una donna puramente dedicata al proprio lavoro capace di non far interferire in quella soluzione di gestione vaginale i suoi gusti personali. La sua era liscia e sgombra da qualsiasi peluria, come tutto il resto del corpo, perché i motivi e le certezze erano ben chiari e assodate.

Non sopporto le altre donne perché noi femmine, fondamentalmente, siamo stronze. Per questo odio mia madre ed in più la odio perché è stupida –ma di lei non vorrei più parlare- detesto mia sorella solo perché siamo gemelle, identiche, è come specchiarmi ogni volta che passa mi davanti. Ma siamo così diverse pur essendo nate uguali. Come il prima e il dopo la cura. Ma questa è la sorella che mi ritrovo. Io brutta e poco interessante, lei bella e simpatica. Io che non riesco a combinare nulla d’importante lei che riesce in tutto ciò che fa. Non sono invidiosa, non fa parte della mia natura l’invidia, lei riesce però a farmi sentire distante con ogni suo successo facendomi percepire in tutta la loro pochezza quelle che io reputo soddisfazioni. Siamo semplicemente imparagonabili anche se tutti ci paragonano. Passo oltre perché odio il confronto. Sinceramente non percepisco le donne come rivali, semplicemente trovo il genere femminile stupido ed al solo servizio del maschio che, inconsciamente, è reputato come depositario della verità e del potere. Indistintamente. Ma i maschi non sono tutti uguali nel senso che i veri maschi sono rari. Gli altri banali surrogati di un’idea che nemmeno è ben troppo chiara alla maggior parte. Tu sei maschio, dominante, superiore forse per la fisicità. Mi dovresti far sognare ed immaginare, il primo a farlo dovrebbe essere il padre ma, il mio, non è riuscito a farmi sentire minimamente così, nemmeno quando ero piccola ed ingenua. Anzi, se devo essere onesta, ho avuto nei suoi confronti una sorta di repulsione sia fisica che mentale. L’ho sempre trovato banale nel suo modo di porsi ed interagire, e nemmeno i suoi rari abbracci o dimostrazioni d’affetto mi sono parsi veri ma posticci, sempre percepiti come forzate dimostrazioni d’un sentimento che non andava veramente oltre ad un ipocrita apparenza.
[…]
Come è finito tutto questo odio? Il giorno in cui ho spaccato la faccia ad una stronza che mi aveva chiamata troia e solo perché, secondo lei, le avevo tagliato la strada con l’auto. Dopo l’insulto è sgommata via, l’ho inseguita nel traffico per quasi dieci minuti, poi l’ho raggiunta. Non so cosa mi è preso, non è stata una reazione a caldo, era già ben raffreddata. Volevo semplicemente massacrarla. E così ho fatto. Tutto sommato è stato abbastanza semplice, le ho veramente tagliato la strada, sono scesa e ho aperto la sua portiera prima che lei capisse cosa stava accadendo. Subito ha iniziato ad urlarmi cose irripetibili, l’ho presa per il collo e l’ho tirata fuori, mi ha dato una manata in viso che nemmeno ho sentito. L’ho scaraventata a terra e le ho dato una serie di calci in pancia e così ha smesso di parlare. Le ho fatto molto male perché indossavo i miei amati stivati texani…ma non mi sentivo soddisfatta, l’ho presa così per i capelli e l’ho trascinata per un po’, lei ha tentato da terra di colpirmi ed ha ripreso ad urlare. Le ho spaccato gli incisivi con un colpo di tacco. Quando ho visto il sangue scorrere sull’asfalto ho provato una sensazione di beatitudine e così l’odio s’è placato. Da quel giorno quando sento di non poterne più cerco qualcuno da picchiare. Meglio se trovo una donna. E questo funziona. Perché noi donne fondamentalmente siamo delle stronze.


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