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giovedì 20 febbraio 2014

Assassino

 
 
  
     Sento un uomo piangere, chiuso nella stanza di un casa, come una bestia ferita nascosta nella sua tana. Lo penso al buio e solo i suoi singhiozzi mi fanno intuire il dolore. Vorrei avvicinarmi, affacciarmi alla soglia di quella stanza, ma ho paura che qualcosa possa accadere.
     E’ meglio aspettare. 
     Provo ad immaginare ciò che può succedere dentro a quel rifugio, forte batte in gola e poi nelle tempie il cuore di chi sta rischiando, riesco ad entrare senza che ci sia una reazione. Mi muovo. Sono molto vicino, lo vedo bene ora, rosso e disperato, gonfio di dolore e denso di paura.
     Chiudo gli occhi. 
   Fuori un lampo improvviso, uno squarcio nel silenzio, urla una voce, riecheggiando nella strada chiusa tra i palazzi. E poi di nuovo il nulla, lui mi fissa e l’ansia ci fa vibrare accordati, la sorpresa ha eliminato la distanza che ci separava, diluito l’insicurezza in complice sostegno. Non si sente più alcun rumore come se tutto si fosse fermato attendendo da quel nascondiglio un segnale. Siamo immobili ed uniti.
    Respiriamo insieme. 
    Il cielo che era spento si sta aprendo perché la pioggia ha iniziato a scendere. Come sangue ci lava riaprendo dolorosi ricordi, gocce rosse macchiano l’anima indelebili come firma dell’autore di un’irreale quadro. Gli angoli bui della mente sono le uniche parti illuminate e l’improbabile diventa realtà. Una donna accanto tace, impietrito il suo sguardo fisso nel nulla, non so che fare.
    Continua a piovere. 
    Lacrime di dolore bagnano la strada, cammino e fatico a pensare, sento di non riuscire ad essere ciò che dovrei essere. La gola arsa calmata dalla poca saliva che è restata.
    Inizio a muovermi senza sapere dove andare. 
    Non c’è più nulla intorno, la scena è sgombra perché lo spettacolo è finito, un uomo conta nell’ombra banconote. Soldi avuti da chi non sa ammazzare e tranquillo vive godendo della sua potenza. E’ lui a condurre questo gioco: sulla strada piomba rapido uno sguardo in un silenzio irreale dove solo scintillii d’armi come tuoni rimbombano nel ricordo di chi ha vissuto quegli istanti.
    Lento è il ritmo ovattata l’atmosfera, lo sguardo vaga casuale alla ricerca di qualcosa fino al corpo riverso di chi stavolta ha perso, la dignità soffocata nel suo stesso sangue.
    Guardo ma non riesco a vedere niente. 
   Qualcuno ha vinto senza meritare mentre un altro perde, forse è giusto così, una legge di natura. E tutto il mondo all’improvviso ritrova il suo ritmo come se nulla fosse accaduto, pronto per un’altra partita, con un nuovo vincitore ed un altro sconfitto. Nemmo poi da ricordare. Come inevitabile. 
    Mi fermo e per quell’attimo non ho più voglia di respirare.

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