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venerdì 28 febbraio 2014

Settimana del sesso: deprimersi di soddisfazione

 


Alfredo era giovane ma nonostante questo aveva già fatto carriera.
Stava salendo in alto, velocemente, con merito.
Era sveglio, leggeva bene la testa degli altri, sapeva progettare una strategia vincente nel breve trascorrere di un respiro.
Aveva classe in quello che faceva nonostante avesse solo trentasei anni.
Era direttore di un’importante società finanziaria e guadagnava un mucchio di soldi.
Tutto bene sembrava. In realtà no.
C’era qualche cosa che gli impediva di raggiungere quella completezza necessaria per farlo sentire al massimo.
Non si divertiva più in nulla.
Aveva una moglie e tre figli ma non gli piaceva più stare con loro. Aveva molti soldi che però non godeva spendendoli. Giocava a carte perché quella era una delle sue passioni. Ma perdere o vincere gli era diventato indifferente.
In lui la noia aveva preso il sopravvento, la routine l’opprimeva distruggendo ogni slancio d’entusiasmo, e smise pure di giocare a carte. 
Io e Alfredo ci conoscemmo per ragioni professionali. Ci fu fin da subito grande empatia e, seppur la nostra collaborazione fu unica nel senso che fu unica l’occasione di collaborare, diventammo amici. E’ per questo che so molto di lui e lui di me. Fummo compagni di grandi chiacchierate, di bevute e abusi, soprattutto della condivisione dei nostri fantasmi. Alfredo è il prototipo del Maschio D=P=L. Forse, l’unica cosa che lo condizionò pesantemente facendolo entrare in pericolosi percorsi destabilizzanti, fu l’esserci arrivato troppo in fretta. Non per caso, solo grazie alle sue capacità, ma troppo velocemente tanto da subirne la noiosa routine conseguente. 
Un giorno conobbe Marzia, una donna giovane, poco più che ventenne.
Lei era da poco uscita dal liceo, stava frequentando il secondo anno di università, era bella, veramente bella. Da levare il fiato.
Fresca, vivace, giovane, vitale.
Donna affascinante a tutti gli effetti con l’aggravante d’essere bella.
Ed Alfredo ne fu folgorato.
Fece quasi carte false per farle avere un posto provvisorio in azienda. Doveva essere un classico periodo di tirocinio. Dopo qualche settimana stavano già insieme. A vederli sembrano una bella coppia, Alfredo fiero della ambita preda conquistata, Marzia eccitata per una storia così più grande di lei. Sensazioni diverse ma un piacere comune nel condividersi porzioni di giornate.
Perché in effetti non è che i due facessero una vita da coppia nel senso stretto del termine. Lui non le poteva dare molto più dei ritagli del suo tempo, abile come un sarto ritagliava la stoffa della sua giornata, s’incontravano fra i mille impegni e le mille complicazioni. Lei si adeguava a quel ruolo ma la cosa le piaceva. Camminava per i corridoi sicura di essere la donna del capo. Non che ne volesse trarre dei vantaggi ma quello stato la faceva sentire sicura tanto da guardare tutti con aria di superiorità.
Era felice Alfredo.
Era felice anche Marzia.
Ognuno per un proprio personale motivo.
Bastò però poco tempo a quel rapporto basato sostanzialmente sul sesso infilato in ogni istante disponibile per trasformasi in ciò da cui Alfredo fuggiva. La ripetizione sbiadita d’un secondo matrimonio, una seconda moglie, e la gestione problematica di una vita parallela fatta di inquietanti e cicliche similitudini.
Non avendo il coraggio per uscire da nulla, tentò di convincersi che stava facendo una bella vita privilegiata, decise perciò di non porsi domande evitandosi un confronto. Con se stesso.
Tornò a giocare a carte sperando di dare una svolta a quel brutto momento. Ma nemmeno le carte, antiche compagne di svago, riuscirono a guarirlo.
Quindi, con la moglie e i tre figli s’annoiava anche più di prima, il lavoro era costellato di continui successi, in più aveva da gestire una giovane e sensuale amante.
Viveva nel paradosso e l’insoddisfazione permeava ogni suo respiro, ogni situazione, tutto, anche i sogni.
Aspettò per quasi tre anni un’occasione che gli consentisse di svoltare, di sorridere almeno per tornare se stesso, non arrivò e lui non ce la fece. 
Due giorni prima del suo quarantesimo compleanno prese di petto il suo disagio distruggendolo con un colpo di pistola alla tempia.

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