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venerdì 28 marzo 2014

Intimità interrotte

 
 
Maurilio e la Burfa iniziarono a frequentarsi.
Ufficialmente come amici poiché impensabile era rendere ufficiale il loro rapporto per via del fanatico fratello della ragazza. Maurilio era incastrato tra la voglia di concretizzare e la paura di subire un pestaggio; e dentro stava male. Annalisa viveva invece più disinvoltamente quella storia. Pensava che il non essere troppo deciso nell’andare al sodo da parte del suo spasimante, rappresentasse il valore che Maurilio dava al rapporto, una solida base di rispetto ed amore con la prospettiva di trasformarsi in qualcosa di più.
Amore, appunto, l’unica cosa che lei sentiva per quel ragazzo anche se mai era riuscita a dirlo. Maurilio riuscì, dopo settimane di lavoro estenuante ai fianchi con l’accortezza di non essere mai troppo diretto, a creare l’episodio propizio.
Soli a casa di Annalisa. Seduti sul divano. I tempi dei timidi baci e delle caste carezze sembrava lontano anni luce. Maurilio si sentiva prontissimo a quell’evento che da sempre aspettava e per il quale si era dedicato per lunghe ore ad estenuanti e costanti allenamenti manuali. La Burfa inizialmente era un po’ rigida anche se il suo modo di baciare quel giorno era diverso. Un vorticoso intrecciarsi di lingue fu il prologo all’evento scatenante. Interminabile momento, pieno, ricco, trascinante. E poi, dopo essersi staccati per riprendere fiato la ragazza lo fissò dritto negli occhi sussurrandogli un “Ti amo…” di totale sincerità. Maurilio in un secondo dovette imbastire una risposta mentre nella sua mente ipotizzò gli scenari che si sarebbero prospettati. Il primo, dicendo la verità, lo avrebbe fatto ritrovare nel giro di pochi istanti fuori da quella casa con l’unica prospettiva di una nuova seduta masturbatoria solitaria. Il secondo, con una risposta interlocutoria avrebbe prodotto un medesimo risultato. Il terzo, mentendo spudoratamente, l’avrebbe fatto finalmente sco…
Ma poi dovette parlare.
Anch’io…” disse con voce ferma e sguardo penetrante.
Si scatenò in pochi istanti un delirio: la ragazza si alzò ed iniziò a spogliarsi delicatamente mentre Maurilio già nudo la osservava inverrato predisponendo il suo strumento alla copula.
Annalisa arrivò alle mutandine e si bloccò. Maurilio con il campanile più che pronto la scrutò interrogativo, lei confessò di trovarsi in uno di quei giorni. Maurilio l’afferrò urlandole “Ma io ti amo!” per poi strapparle l’intimo con un colpo deciso d'incisivi. La rivoltò sul sofà: impacciato tentò di dirigere la sua punta verso l’obiettivo ma, mentre cominciava a sentire l’essenza di quello che provava a fare, un rumore sospetto li bloccò. Qualcuno stava infilando la chiave nella toppa della porta d’ingresso. I due inesperti amanti gelarono. La Burfa con gesto felino si precipitò in bagno. Maurilio, ancora nudo, sentì dei passi che s’avvicinavano. Spinto da puro spirito di sopravvivenza si rivestì completamente in meno di sei secondi, scarpe stringate incluse, il Burfo comparve sulla porta del salone. Si guardarono senza fiatare: Maurilio balbettò qualcosa. Il Burfo gli s’avvicinò con l’aria poco convinta e quando fu giunto a pochi centimetri da lui allungò un mano ed afferrò qualcosa che sporgeva dal collo della camicia.
E questo che cos’è?
Maurilio osservò quell’oggetto tentando una disperata spiegazione.
Si trattava dell’assorbente intimo della Burfa che nella concitazione della vestizione gli si era andato evidentemente ad incastrare proprio lì. Il Burfo uscì senza fiatare della stanza per poi, dopo un attimo, ripresentarsi armato di mazza da baseball e scaraventarsi sullo stupratore della sorella. 
Maurilio decise che la relazione con Annalisa andava unilateralmente interrotta. Quella volta era stato fortunato, solo un braccio fratturato a mazzate, se fosse dovuto accadere nuovamente forse in palio ci sarebbe stata la sua stessa esistenza. In fondo il mondo era pieno di ragazze, e poi la masturbazione era sicuramente molto più sicura.
Così la lasciò per telefono.
Dopo quello scarno comunicato riattaccò sentendosi un miracolato mentre lei, dall’altro capo del filo, iniziò un disperato silenzioso pianto.

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