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giovedì 6 marzo 2014

Settimana del sesso: dilige et quod vis fac

 
 
Amare.
E’ trovare una persona con cui poter vivere i sogni e soddisfare i desideri. Dove la fantasia venga appagata e non esista il pre-giudizio ed il giudizio. Dove fiducia e disponibilità siano assolute e la voglia d’andare oltre i propri limiti permetta di essere finalmente se stessi.
Dilige et quod vis fac, ama e fa ciò che vuoi. 
Ci sono vicende, a volte, nelle quali le categorie a cui appartengono maschi o femmine non c’entrano. Sono storie diverse dove la sconsiderata ricerca dell’amore attraverso il sesso può portare a risultati incontrollabili.
Giorgio e Lucilla erano colleghi di lavoro e amanti.
Lo facevano di nascosto. Dai rispettivi consorti e da tutte le situazioni che avrebbero potuto ricondurli a loro. Ma soprattutto si nascondevano da loro stessi.
Giorgio, sposato senza figli, era felice per quella nuova realtà. Soprattutto perché la media dei suoi amplessi con quella relazione clandestina si era notevolmente alzata. Da uno semestrale con la moglie a quasi tre e rotti giornalieri con l’amante. Lucilla era una collega di lavoro di Giorgio, sposata con due figlie, una vita matrimoniale condita dalla normalità senza picchi o baratri. Si concedeva settimanalmente al marito che però non le dava più nessun brivido.
La loro relazione nacque alla macchina del caffè, con battute sciocche, ammiccamenti, infine il primo contatto nella saletta fotocopie. Si sfiorarono le mani involontariamente, si guardarono, sorrisero imbarazzati. Intanto la radio dello studio mandava un pezzo di Eminem che cantava…”Look, if you had one shot, one opportunity. To seize everything you ever wanted. One moment. Would you capture it or just let it slip?”
Giorgio lo prese come un segno del destino: l’afferrò per un braccio, deciso, l’incollò al muro. Si limonarono furiosamente e le mani iniziarono a frugarsi reciprocamente. Dopo poco si trovarono a scopare furiosamente: lei a gambe aperte seduta sulla fotocopiatrice e lui di fronte con i calzoni calati fino alle caviglie. Non ci fu il tempo tecnico di provvedere ad una profilassi minima.
Scoparono e basta. 
Un trans sieropositiva di nome Divina ebbe un rapporto non protetto con Giuseppe, uomo d’affari napoletano sessualmente promiscuo, ad un festino. Tra alcool e cocaina, vari personaggi dell’imprenditoria locale ed escort e trans d’alto livello, un baccanale senza regole. Il problema fu che l’ingorda Divina, bellissima e molto avida sessualmente, si fece oltre la metà dei maschi presenti senza avvisarli del suo problema. E nessuno pose alcuna domanda o si fece problemi per via dell’euforia complessiva a penetrarla. Insomma, per farla breve, il famoso uomo d’affari napoletano Giuseppe intratteneva, fra le altre, una relazione omosessuale clandestina con un uomo sposato e padre di due figlie di nome Mario.
E Mario era il marito di Lucilla. 
Veronica, la mia ex scopa mica, quella corde e frusta, mi chiamò un giorno al telefono. Non c’eravamo più ne visti ne sentiti da quando s’era sposata con Marco. Era concitata, singhiozzava, il marito era risultato positivo all’HIV. Da quello che si sapeva era stato infettato da un trans di nome Divina conosciuto ad una festa con la quale aveva avuto un rapporto occasionale –appunto-. Era terrorizzata dalla possibilità d’essere stata contagiata ma non aveva il coraggio di fare le analisi.
Piangeva disperata.
Il giorno seguente, dopo averla convinta, l’accompagnai all’ospedale per il prelievo e per qualche giorno si trasferì da me, era in bilico. Partecipai al suo dramma e così venni a conoscenza di tutta la storia.
L’esito, per sua fortuna, fu negativo.
Scoppiò in un pianto di gioia senza fine, mi abbracciò e poi baciò, continuando a ringraziarmi. D’istinto, come fosse la cosa più ovvia, mi aprì la zip dei pantaloni e mi afferrò il pene e giù a bocca spalancata. Io la fermai: lei mi guardò non capendo, io la fissai serio.
“Ama e fa ciò che vuoi…è cosa buona e giusta, è stato Sant’Agostino a dirlo. Ma almeno ricordati di usare il profilattico”.
Quando Divina si ammalò definitivamente e il suo problema divenne di dominio pubblico tutti i protagonisti del famoso festino si affrettarono a controllare la propria condizione sanitaria. Mai la sala prelievi dell’ospedale fu così affollata. 
Giorgio e Lucilla proseguirono ignari la loro relazione clandestina e per loro l’amore continuò semplicemente ad essere far ciò che si vuole.

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