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martedì 4 marzo 2014

Settimana del sesso: dolente equilibrista


 
Roberto, fondamentalmente, è un brav’uomo.
Nel senso della sua parte essenziale, quella nascosta, più intima.
Roberto appartiene ai maschi sognatori. Lei, Barbara, alle femmine affascinanti. Lui buono, bruttino e benestante, lei squattrinata, non bella, intelligentemente troia.
Il classico esempio di maschio annebbiato dagli umori vaginali pronto a farsi condurre al guinzaglio come un barboncino ben tolettato. 
Si sposarono, ed anch’io partecipai, Roberto era ed è un mio amico d’infanzia. Mi faceva piacere per lui, da sempre complessato per la sua bruttezza, finalmente si realizzava pubblicamente con una donna.
Fu una bella cerimonia, con tanta gente, sontuosità da evento quasi regale. La chiesa addobbata da mille colorate essenze, astanti festanti per induzione, serenità aleggiante ad ogni minima sfumatura degli eventi. Ed in più uno splendido sole ad illuminare quel momento.
L’abito bianco faceva sembrare Barbara addirittura bella, sicuramente radiosa, visivamente eccitata da quella avventura che stava per iniziare. Roberto sorridente in un elegante grigio ma con un velo triste scolpito nello sguardo.
Tutti gli invitati al banchetto erano elegantissimi, almeno quattrocento, così pareva dando un’occhiata alla sala. La musica di sottofondo ammorbidiva tutti i passaggi del rituale al susseguirsi delle portate, poi gli sposi in visita ai tavoli, anche la coda al bagno con logica corretta addobbata da sontuose salviettine asciugamani in cotone bianco morbidissimo, non si era badato a spese, anche il dettaglio che fa la differenza c’era. Il più scanzonato degli ospiti all’improvviso urlava “Bacio!!!” dall’angolo della sala scatenando giubilo, il tavolo dei quattro genitori impomatati che si scambiavano alternati sorrisi circostanziali. Tutto come vuole la natura di quella riti.
E poi vennero le danze: Roberto e Barbara aprirono con un valzer, impacciati perché nessuno dei due si sapeva muovere per di più in quella rigida divisa, ma ballarono. Un applauso, lo scanzonato che urlò nuovamente, tutti risero e ritmicamente con le mani fecero capire d’avere voglia di vedere un nuovo segno dell’amore che li legava, quasi un monito collettivo necessario a ricordarsi da dove si deve partire a percorrere la giusta strada.
Ma quel velo di tristezza negli occhi di Roberto, di cui mi ero quasi scordato, all’improvviso mi parve ancora più evidente. Fu solo un istante, eravamo già alla torta nuziale, sei piani di felicità al gusto crema pasticcera. Ancora un bacio per acclamazione e poi via ai discorsi. La platea composta da personaggi della ricca provincia, industriali di vari rami, un generale in pensione e due porporati, ascoltava frasi scontate in un respiro comune, muovendosi secondo l’intensità scaturita da versi enunciati. Fragorosi applausi a ripetizione. Quel bel salone d’inizio secolo fece sembrare, con il suo naturale rimbombo, l’assenso di quelle mani infinito. Come un sigillo di garanzia all’evento.
E poi, tutti in discoteca, a scatenarsi con i balli moderni. La disco-music, nonne madri e nipoti a confrontarsi con la pista lucida, le luci stroboscopiche, il fumo ed il sudore.
Alla fine di quel tipo di giornate ti senti meglio, forse inconsciamente, rinfrancato da ciò che hai visto. Perché pensi d’aver sfiorato il vero l’amore. 
Avevano deciso di sposarsi dopo che l’ipotesi di convivenza proposta da Roberto fu scartata dalla compagna senza se e senza ma. Anzi, dettò le regole in un atto che poi gli fece sottoscrivere, con l’alternativa d’una rottura immediata.
Le condizioni: matrimonio sfarzoso ed altisonante, lungo viaggio di nozze in luogo esotico ed al ritorno il trasferimento in una nuova casa –meglio se con ampie terrazze e/o vista panoramica-. Per il sostentamento delle necessità della sposa un fisso mensile di 2.500 euro mentre le spese ordinarie ovviamente tutte a carico di Roberto. Poi, obbligatoriamente, due figli minimo, meglio se un maschio ed una femmina, scuole internazionali, studi all’estero. Nessuna possibilità di recessione con separazioni o divorzi da parte di Roberto se non con un vero bagno di sangue economico, così come specificato da una sfilza di clausole legate pure a possibili avventure extra coniugali dello stesso. 
Quello fu quel il giorno dell’inizio di una nuova coppia: Barbara felice per avere ottenuto tutto ciò che sognava e che forse mai avrebbe ottenuto se non in quel modo; Roberto intristito ma con la speranza che poi le cose, con il trascorrere del tempo, si sarebbero potute un po’ sistemare.
In realtà, credo, lui sapesse che quello non sarebbe mai avvenuto, anche se continuava a raccontarsi il contrario per continuare almeno a sperarci. Era come un disperato che, con gli ultimi soldi che si trova in tasca, pensa al biglietto della lotteria ed al suo primo premio sperando così che possa tutto possa cambiare. Però poi, quel biglietto, non lo compra mai. 
Mi rimane di lui in quella situazione l’immagine sbiadita di un uomo rassegnato in bilico tra la speranza e l’ignoto, il suo sguardo spaventato come quello d’un equilibrista fermo sul filo.

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