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mercoledì 12 marzo 2014

Meraviglia

 

 
Ricordo una parte della mia vita in cui ciò che più mi rendeva felice era meravigliarmi. Delle cose che vivevo, di ciò che vedevo, quello che accadeva attorno a me, del non sapere nulla.
Poi accadde qualcosa.
Cominciai a capire alcuni meccanismi e la meraviglia si trasformò in dubbio perché sentii di non conoscere abbastanza. Quindi far mie tutte le spiegazioni possibili fu l’unica strada da seguire. E la percorsi applicandomi e studiando per voler limitare le lacune cercando di riempire tutti i vuoti che da solo non potevo colmare. Dallo scarabocchio alla scrittura, sillabare le lettere per poi leggere parole, imparare i numeri e contare, la matematica, la musica, l’arte, la scienza. Sempre più informazioni, sempre più nozioni, sempre più certezza.
Poi d’improvviso mi fermai.
La sicurezza data dalla comprensione aveva oramai definitivamente estromesso la tanto amata meraviglia; quando lo percepii fu come togliersi un velo dagli occhi e finalmente vedere nitidamente. Mi resi conto che quel mondo non mi piaceva, fondato solamente sul sapere funzionale, utilizzato spesso o sempre senza le migliori intenzioni. Una società che portava il sapere sull’altare più alto in nome della sconfitta della paura e dell’ignoranza. Percepire che inconsciamente l’avevo trattato come mito assoluto per paura di essere vulnerabile, attaccabile, forse ingenuo tanto da sembrare stolto. Provai un grande fastidio. E pure il pensare seriamente che non avrei potuto farne a meno mi fece rabbrividire.
Quella visione improvvisa mi diede coscienza: la conoscenza acquisita, da conquistare o da comprendere non sarebbero più state l’unico parametro a cui riferirmi. Per la prima volta capii di essere un uomo che avrebbe dovuto lottare per essere fine a se stesso e vivere il sapere come mero strumento per ottenerlo.
Niente altro e niente di più.
Non poter più accettare d’asservirsi in nome di un falso mito pur vivendo in un servosistema globale, avendo certezza che altra fosse la fonte da cui abbeverarsi, sentendo la costante necessità di meravigliarsi come esigenza fondamentale. 
E ora.
Vivere completamente quella sensazione, facendomi scuotere anche solo dal suo sfiorarmi, istanti di pura estasi che vorrei non avessero fine.

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